Data Ninja a SAS Forum Milan 2016: come raccontare con i dati che abbiamo a disposizione

In occasione del SAS Forum Milan 2016 abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Alessio Cimarelli e Andrea Nelson Mauro di Data Ninja. Il loro intervento…

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In occasione del SAS Forum Milan 2016 abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Alessio Cimarelli e Andrea Nelson Mauro di Data Ninja. Il loro intervento durante la sessione plenaria del SAS Forum Milan è stato dedicato al Data Storytelling, un metodo di raccolta e analisi dei dati finalizzato alla divulgazione informativa a livello giornalistico.

Nel 2016 è fondamentale saper leggere i dati a disposizione e proprio per questo è indispensabile sfruttare al meglio l’analisi al fine di non perdere nemmeno un singolo bit di informazione a nostra disposizione.

In questo senso, l’intero percorso proposto da SAS Italy al SAS Forum Milan 2016 ha dato spunti interessanti sulla diffusione odierna dell’analisi dei dati, mantenendo fede al titolo dell’evento: Analytics Everywhere.

Gli oggetti connessi, l’Internet of Things, entrano in contatto con noi costantemente e sono in grado di produrre una mole di dati significativi che deve essere raccolta, analizzata e raccontata, oltre che dai business, anche dai media. Data Ninja si occupa proprio di questo, del Data Journalism.

Abbiamo così scambiato alcune idee sull’argomento e posto qualche domanda a Alessio e Andrea.

Partiamo dalle basi: cosa si può fare con i dati? E soprattutto: che tipo di storie raccontate voi, con i dati? Come vi è venuta l’idea di creare Data Ninja?

“Data Ninja si occupa prevalentemente di misurazione di fenomeni naturali e sociali. Per originaria inclinazione ci interessiamo di tutti i fenomeni sociali, politici, sportivi e in particolare di emergenze, clima e scienza. Sfruttiamo lo storytelling per informare la collettività.

Il nostro lavoro passa attraverso l’analisi dei dati con l’obiettivo di scoprire cose nuove, informazioni nuove che nessuno aveva ancora raccontato integrando banche di dati e rendendo così accessibili alcune fonti che normalmente non lo sarebbero.

La forza di Data Ninja è data dall’incontro tra persone casuali, provenienti mondo della comunicazione scientifica, dalla programmazione informatica e dal giornalismo.

La passione per questo tipo di argomento ci ha portati a farlo diventare un lavoro vero che vanta numerose collaborazioni con enti e testate giornalistiche molto affermate.

Un caso che ci è capitato di trattare riguarda un tema molto caldo: l’immigrazione. Di fatto quasi nessuno ha preso in mano i dati e li ha analizzati per produrre un contenuto riportante numeri e condizioni del fenomeno. Data Ninja ha preso la palla al balzo per costruire un quadro più affidabile possibile.”

Il Data Scientist è un ruolo professionale in grande ascesa, sicuramente “di moda” ultimamente. Ma c’è davvero molta richiesta dal mondo del lavoro per questo ruolo? Cosa deve fare un giovane studente per diventare data scientist e quali consigli dareste voi?

“Data Scientist ci si diventa alle volte per caso, ma soprattutto bisogna essere mossi dalla passione per l’analisi dei dati e per il racconto di questi. Questa figura professionale deve avere conoscenze multidisciplinari, prevalentemente in ambito scientifico. Non possono mancare nozioni di programmazione, statistica e matematica.

Non esiste una vera facoltà per diventare Data Scientist, ma ogni giovane con la voglia di prendere in mano i dati e raccontarli può formarsi in ambito scientifico per arrivare all’obiettivo.

Il mondo del lavoro cerca figure come questa anche se i principali interlocutori sono le grandi aziende che posseggono dati da analizzare e organizzazioni no-profit / ONG che vogliono migliorare la ricaduta sociale dei loro impegni.”

Si parla sempre di “decisioni centrali per il business” prese grazie ai famigerati Big Data. Ma sembra una cosa “per grandi aziende”, per chi ha budget generosi. Come possono sfruttare i dati le piccole e medie imprese italiane?

“Il mondo di oggi è caratterizzato da confusione, velocità e varietà. Questo genera sicuramente disorientamento in tutte le imprese. Sicuramente l’analisi dei dati è adatta a tutti quelli che ne capiscano l’utilità e che abbiano mezzi (finanziari e non) per metterla in pratica e raccoglierne i frutti.

Anche una PMI può partire dai dati generati internamente per fare delle piccole analisi ma è indispensabile disporre di competenze e persone in grado di rilevare i dati e di raccontarli.

Riguardo i mezzi finanziari invece si stanno muovendo i primi passi verso i finanziamenti europei da impiegare nell’analisi dei dati: un primo step per portare verso il basso le tecnologie davvero utili.”

Domanda di rito: come sta evolvendo lo scenario Big Data e quali possibilità sul tema ci saranno in futuro, secondo voi? 

“La cosa bella è che i prossimi anni saranno davvero divertenti. Sicuramente dovremo sperimentare moltissimo per scoprire cose nuove. Le opportunità non mancheranno ma è indispensabile una formazione continua per migliorarsi. Anche il mondo dell’informazione si è evoluto a velocità pazzesche negli ultimi anni e prevediamo che la creazione, la disponibilità e la rielaborazione dei dati sarà un argomento centrale ancora per molto tempo.”


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