Il Proximity Marketing detto da chi lo fa: intervista a Pierluigi Casolari

Ho avuto il piacere di parlare con Pierluigi Casolari, co-fondatore di CheckBonus e sperimentatore / conoscitore di questo fantomatico Proximity Marketing. Tutti ne parlano, nessuno lo fa. Nessuno? Lui si: sentiamo la sua esperienza in merito.

Chi è Pierluigi Casolari e come nasce CheckBonus?
Pierluigi Casolari, 37 anni, è un professionista del web ormai dal 2004 – mi sono occupato prima di comunicazione digitale, consulente, web marketing, ecommerce – nel 2008-2011 ho lanciato Koinup.com che operava nel settore nei mondi virtuali – poi venduta alla società americana Exit Reality. Nel 2013 insieme a Yuri Ceschin – fondatore insieme a me di CheckBonus – abbiamo cominciato a riflettere sulla relazione esistente tra smartphone ed esperienza d’acquisto.

Per una serie di ragioni, lo smartphone è l’interfaccia digitale in un mondo offline – reale e concreto. Quindi abbiamo pensato che lo smartphone potesse essere la metafora giusta per trasformare l’esperienza dello shopping – senza penalizzare il retail a discapito dell’online. E così è nata CheckBonus – un’app che funziona con la logica dei loyalty programs (punti, promozioni, premi) ma che sfrutta meccanismi di proximity marketing resi possibili da una nuova tecnologia – la tecnologia ibeacon. In pratica, CheckBonus consente ai retailer di premiare gli utenti quando questi semplicemente entrano nel punto vendita e interagiscono con i prodotti al suo interno. E’ engagement in store – via smartphone.

Lo smartphone è l’interfaccia digitale in un mondo offline, reale e concreto.

Proximity Marketing: come lo definiresti? Quali potenzialità? Solo un esercizio di stile o uno strumento realmente concreto?
Il proximity marketing è un dogma del marketing. E non a torto. Se sei in prossimità di un luogo è altamente probabile che sei interessato all’offerta merceologica di questo luogo. CheckBonus, per esempio, premia gli utenti con punti e promozioni quando entrano nei punti vendita convenzionati. Le promo le sblocchi solo quando entri in negozio.

Quali esperimenti realmente riusciti in tema Proximity Marketing sono da ricordare, a livello mondiale?
Per troppi anni – proximity marketing è coinciso con l’uso di sgradevoli interfacce utenti legate a inutili “kioski” o push sparate a casaccio. Per noi la rivoluzione è cominciata con la rivoluzione dell’esperimento di Shopkick con gli iBeacon nei negozi Macy’s. Shopkick ha ricreato in ambiente brick & mortar l’esperienza del carrello dell’ecommerce. Curioso visto che quella metafora era presa dai negozi fisici.

Gli utenti che entravano nei negozi Macy’s ricevevamo comunicazioni quando si avvicinavano ai prodotti e più erano in prossimità di questi, le comunicazioni diventavano promozionali, per finalizzare all’acquisto. Se questi si allontanavano senz’acquistare ricevevano una notifica push di abbandono carrello, con uno sconto contestuale. http://www.macrumors.com/2014/01/16/ibeacon-retail-rollout/

E in Italia cosa succede? Quali esperienze state collezionando e con quali risultati? Quali strumenti sfruttate?
In Italia, siamo stati i primi ad utilizzare la tecnologia iBeacon (in particolare, checkbonus utilizza gli iBeacon Kontakt). Ma è giusto fare una precisazione. Non ci interessa la tecnologia in quanto tale. Ma gli usi che se ne possono fare. CheckBonus è una piattaforma di marketing per il retail. Agli utenti finale offriamo un circuito di insegne convenzionate – entrando nei negozi convenzionati l’utente sblocca sconti e accumula punti – con i quali ha successivamente diritto ad ulteriori premi.

Grazie agli iBeacon riusciamo a legare raccolta punti e proximity marketing – localizzando l’utente nel punto vendita. Stiamo già lavorando con brand del calibro di Adidas, e catene come il gruppo Expert e altre.

Quali vantaggi per le aziende che sfruttano il Proximity Marketing?
I vantaggi sono sostanzialmente due: incentivare l’affluenza sul punto vendita – attraverso il meccanismo della raccolta punti basato su pedonalità (ovvero l’utente accumula punti quando entra nel punto vendita) e comunicare più efficacemente al cliente quando è all’interno del punto vendita (attraverso l’in-store digital couponing basato su ibeacon che abbiamo sviluppato)

Stanno funzionando i test di CheckBonus? Quali statistiche ci puoi “regalare”?
Abbiamo dei riscontri promettenti nei negozi Marco Polo – dove abbiamo maturato circa due mesi di esperienza di Proximity Marketing e in-store couponing – ovviamente molto dipende dalle promozioni in corso. Ma quello che abbiamo visto è che con CheckBonus si può innescare un circolo virtuoso di pedonalità-redemption del coupon-acquisto e fidelizzazione al circuito.

Parlare di ROI è prematuro. Il modello che offriamo alle catene è comunque un modello a performance. Nel senso che le insegne ci riconoscono un fee per il valore che generiamo piuttosto che un costo upfront.

Quali possibili evoluzioni possiamo aspettarci in tema di Proximity Marketing?
Dal nostro punto di vista, il futuro – che in realtà è già presente – è l’integrazione dell’open graph con il proximity marketing per consentire all’utente che entra nel punto vendita un’esperienza personalizzata. Era la visione di Philip Dick in Minority Report. Il protagonista – interpretato da Tom Cruise – entra in un negozio, attraverso il riconoscimento retinico viene riconosciuto e gli vengono offerti i prodotti di cui ha bisogno.

Grazie Pierluigi! Che ne pensate delle azioni di Proximity Marketing? Conoscete altre esperienze e test meritevoli di essere raccontati?

photo credit: onesevenone via photopin cc

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