Innovazione in azienda? Con Social Media e Big Data

 

Siamo all’inizio di una nuova rivoluzione: l’avvento di macchinari e oggetti connessi a internet, fenomeno noto come “Internet delle cose”, genererà un quantitativo di dati che richiederà nuovi strumenti di analisi

L’introduzione di nuovi canali di vendita come gli e-commerce, l’utilizzo di piattaforme di condivisione delle preferenze personali come i Social Media e la sempre maggior quantità di dispositivi interconnessi tra loro (Internet of Things), ha radicalmente cambiato il bacino d’azione delle aziende che sono entrate in possesso di una miriade di dati.

Il problema è che non sanno che farsene.

Dato che nessun imprenditore avveduto decide di uscire dal mercato in tempi brevi voltando le spalle alla digital business transformation, l’esito naturale è l’ottenimento di una serie di risultati più o meno buoni legati alle iniziative online, accompagnate spesso da scarsa misurazione dei risultati e ancora minore consapevolezza dei dati a disposizione.

Tutti si lanciano online, quindi. Il problema si pone, però, nel momento in cui tutte le aziende aderiscono a questa trasformazione. Non basta più cavalcare l’onda dell’innovazione, occorre fare di più: l’asticella della competizione si alza, pertanto chi vuole veramente fare la differenza decide di passare al livello successivo e di cominciare ad interpretare i dati generati in ottica di business.

Qualunque azienda infatti, per mantenersi competitiva, ha bisogno di informazioni aggiornate e costanti. La soluzione che alcune aziende stanno adottando è di dare forma a specie di “laboratori d’innovazione” che rappresenterebbero, così, una bussola per prendere decisioni vincenti in tempi brevi.

Questo ipotetico laboratorio aziendale è il luogo dedicato da cui far scaturire innovazione in tutti i livelli organizzativi. È una misura necessaria per anticipare trend e non subire passivamente i mutamenti del mercato.

Un esempio di successo: QVC

Chi ha detto che gli analytics servono solo per misurare la performance dei clienti di banche e assicurazioni? La relazione tra dati e customer satisfaction è un fattore chiave per chi vuole rimanere sul mercato. Lo sa bene QVC, retailer multimediale, che opera in una realtà dinamica e sta cambiando il modo di fare shopping.

Il 95% del business model di QVC è rappresentato dalle vendite ricorrenti a clienti fidelizzati. In questo contesto, coltivare la fedeltà del cliente e predisporre un’offerta molto personalizzata sono gli elementi fondamentali che conducono al successo.

Grazie agli Analytics applicati ai Big Data, QVC ha la possibilità di estrarre informazioni strategiche sui clienti e sulle vendite dai database aziendali e analizzarle in real-time, distribuendo internamente report dinamici e user-friendly. L’immediatezza della comunicazione visuale e la ricchezza dei grafici permettono un accesso facile e veloce alle informazioni, nonché la possibilità di anticipare i trend e le evoluzioni future della domanda, in un’ottica sempre più vicina a quella del “marketing one to one”.

Ma qual è la benzina dei laboratori di innovazione aziendale?

innovazione in aziendaNelle organizzazioni complesse, avere un cosiddetto “Big Data Innovation Lab” può senz’altro facilitare la trasformazione attraverso una struttura agile, permettendo di trasferire “in-house” le capacità e il sapere analitico-tecnologico necessari a sfruttare le potenzialità dei Big Data.

A tal proposito, ti consiglio di dare un’occhiata all’e-book gratuito “4 passi per creare un Innovation Lab” – l’evoluzione del business con un nuovo approccio all’innovazione )

La cultura condivisa e “Social” del mondo Big Data

Su questi temi ho avuto il piacere di poter avere un’opinione da Andrea Negri, Senior Principal Technical Support Engineer in SAS Italy, membro della community #SASadmin su Twitter, per dare assistenza continua, supporto immediato e per condividere buone pratiche provenienti direttamente dalla casa madre con il personale IT dei clienti SAS.

Di fronte a tematiche così articolate, infatti, le aziende che si trovano ad operare con i Big Data hanno bisogno di costruire giorno per giorno le skill e l’esperienza per rendere veramente efficace la gestione e l’uso dei dati.

A proposito del support Social fornito alle aziende clienti, Andrea Negri dice:

Twitter rappresenta un canale aggiuntivo a blog e forum che ci permette la diffusione di queste best practices raggiungibili da molte più persone. Faccio un esempio: chi si interessa di queste tematiche andrà probabilmente a cercare sul web dei blog o dei forum in cui si discute di questi argomenti. Ma è un numero limitato di persone che hanno un’esigenza specifica in quel momento. Se invece lo stesso materiale viene condiviso in una community di Twitter, anche chi in quel momento non ha un’esigenza specifica di avere informazioni su quei temi, ma è lì “di passaggio” ha un’occasione in più per trarre contenuti di valore anche quando non ne ha una necessità mirata.

I canali social mi permettono di comunicare informazioni che ritengo utili a una platea molto ampia e rendere i miei contenuti più “accattivanti” soprattutto su tematiche come Hadoop, Big Data & Analytics. Da discreto fruitore dei social media ho appreso che la comunicazione smart, veloce ed efficace è essenziale per comunicare qualsiasi tematica ma in particolare quei temi che di fronte a una vasta audience come quella presente sui social network possono apparire di non immediata comprensione a volte anche “noiosi”. Così quando scrivo gli articoli che vengono condivisi sul blog di SAS non mi limito a quelli che vengono definiti “tecnicismi” ma cerco di usare un linguaggio comunicativo in ottica di raggiungere l’interesse di un pubblico più ampio.

I Social Media sono stati anche risolutivi, infatti…

In molte situazioni nostri clienti sono venuti a conoscenza di informazioni che difficilmente avrebbero trovato da soli sul nostro sito support.sas.com, ma grazie alla community social che costruiamo giorno dopo giorno. Questo è già un grande successo.
In sintesi, avere soluzioni software potenti e affidabili non serve se queste caratteristiche non sono correttamente condivise; i social network facilitano questo task con un ingaggio mirato su argomenti specifici.

Personalmente ne ricavo due temi centrali:

  1. Chi continua ad ignorare i dati e gli strumenti professionali per gestirli efficacemente, perde occasioni di business e presta il fianco alla concorrenza.

  2. I Social Media, ancora una volta, dimostrano di non essere “un giochino” comunicativo, ma arma potente anche in ottica customer retention.


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