Realtà VS Bellezza: chi vince su Facebook Ads?

Quando si parla di Google e Facebook Ads, la differenza spesso è fatta da regole e dettagli. In settori ultra-competitivi e, in alcuni casi anche strettamente regolamentati, come ad esempio nel settore beauty / medicina estetica o plastica / centri di bellezza, questo discorso emerge forte. [Sempre a tema Beauty, leggi questa case study: bee-social.it/aumentare-preventivi-sito-case-study-chirurgia]

A tal proposito, portiamo qualche numero (non esauriente, ma comunque significativo): sono i risultati di alcune campagne video sponsorizzate nello stesso periodo di tempo con Facebook Ads di due centri operanti in territori geografici diversi, ma molto simili.

👨‍🔬 👎 Attività locale 1

attivita 1 campagne facebook ads con lead ads messenger 2

👩‍🔬 🏆 Attività locale 2

campagna fb ads messenger attivita 2

Il servizio estetico delle promozioni in oggetto è esattamente lo stesso; il prezzo pressoché identico.

L’attività 1, però, commette qualche “leggerezza”, sottovalutando l’attività:

  • dedica pochissimo tempo e interesse al reperimento dei contenuti per illustrare il servizio;
  • risponde diciamo “con calma” alle varie interazioni con i potenziali clienti;
  • tende a sottovalutare le regole imposte da Facebook e Google per la sponsorizzazione di servizi legati all’argomento bellezza (= molti contenuti vengono bocciati; le campagne non partono, con conseguente perdita di tempo e di giorni di esposizione, a vantaggio della concorrenza).

L’attività 2, al contrario, produce dei contenuti reali ed esclusivamente di proprietà per illustrare il servizio. Si premura, inoltre, di rispondere molto rapidamente alle interazioni degli utenti.

Cosa ne deduciamo?

Chi ha cura per i messaggi che vuole trasmettere ed ha a cuore la comunicazione con il cliente, vince a mani basse la competizione sui Social (e lato pubblicitario).

☝ Nonostante l’attività 2 produca contenuti home made con uno smartphone, quindi non costosi e con post-produzione pressoché assente, ottiene dei risultati quantitativamente superiori e di migliore qualità, a un costo inferiore.

✌ Nonostante l’attività 2 disponga complessivamente di un budget inferiore rispetto al concorrente.

🤟 Nonostante l’attività 2, come personale e struttura, sia certamente inferiore all’attività 1.

Ancora una volta, il concetto chiave è:

gli strumenti sono “privi di valore” – a prescindere dalle capacità tecniche di un consulente di marketing – se il focus non è verso il cliente e verso il messaggio (chiaro, cristallino, appassionato) rivolto al cliente.

Brutta Realtà batte Stupenda Artificialità: un trend ricorrente anche su Instagram

Instagram è un ottimo termometro per capire quali siano i trend di comunicazione e marketing ricorrenti. Basta osservare, ad esempio, alcuni nuovi utenti – molto giovani – rapidamente emergenti, come i seguenti 3:

  1. Emma Chamberlain
  2. Jazzy Anne
  3. Joana Ceddia

Cosa hanno in comune? Rare o nulle le immagini “patinate” e costruite in post produzione; ma tanta tanta vita di ogni giorno da parte di ragazze comuni. Emma e Joana hanno uno shop con cui vendono creazioni fashion molto semplici, quasi personali – lontane anni luce dalle grandi maison; Jazzy invece è una youtuber. Nonostante i “business” differenti, il concetto di fondo è il medesimo. A mio avviso il video in evidenza nel canale YouTube di Jazzy Anne (link nella bio del suo account Instagram) è simbolico e spiega totalmente di cosa sto parlando.

Il titolo del video, infatti, è “my life as a high schooler and youtuber” e già questo dice tutto. Ma volendo approfondire: montaggio semplicissimo, qualche scritta sopra gli spezzoni di video, contenuti totalmente reali (il coro, la vita di classe, gli spostamenti tra casa e scuola), la condivisione delle preoccupazioni e dei sogni di una qualunque studentessa americana (“come bilanciare la vita a scuola e la vita da youtuber?”), in costante equilibrio tra la vita comune e l’inseguimento del successo, che può arrivare anche per una persona normale (Jazzy è una prova vivente).

Si tratta di un video da 17 minuti, in cui traspare un forte impegno quasi totalmente sbilanciato verso il filmare e trasmettere più momenti reali possibili – tanto sgraziati e a volte imbarazzanti – quanto veri. Questi video mi sembrano parte di una sit-com, ma in versione vera e autentica. Ricca di gioie e dolori, che tutti i pari età di Jazzy vivono.

Questo modo di usare i Social non è premeditato. È un flusso di coscienza anti-estetico, non rientra in una sofisticata strategia, non sfrutta tattiche particolari, se ne frega delle buone pratiche, è reale. E stravince sui Social.

Nel frattempo, un po’ a conferma di questo trend:


Con questo non vogliamo dire stop alla creazione di contenuti piacevoli e ben costruiti, sia chiaro. Possono essere un plus anch’essi in molti contesti, ma non valgono nulla (anzi possono risultare perfino controproducenti) SE il focus della comunicazione non è concentrato su una serie di messaggi / valori / aspetti / significati reali ed autentici, in cui la comunità social possa calarsi pienamente e dire “si, anch’io”.


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1 Commento

  • Wow! Molto interessante questo pezzo!
    E questo trend che porta la “realtà” in primo piano mi piace.
    Penso che si possa giocare e creare un mix tra un contenuto “crudo” e una cura nel poi proporlo che non sfoci nel maniacale e patinato che si vede tanto ora.
    Ripeto: “wow”!

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