Social Network: centri commerciali o boutique?

Le app per chattare si travestono da servizio news e da “megafoni” per brand e grandi player dell’informazione; i Social Network si allargano a dismisura includendo qualunque possibilità di comunicazione multimediale. Ma cosa sta succedendo?

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Non sarà sfuggita a molti la notizia che Repubblica ora sbarca anche su WhatsApp: scrivendo NEWS ON al numero indicato, cominceranno a piovere notizie live, gratuite e senza spam (per ora…) nel vostro smartphone, in WhatsApp. Nulla di sorprendente per chi conosce già almeno un pochino il grande concorrente di WhatApp, ossia WeChat: ne parlai a settembre, scoprendo che WeChat era molto di più rispetto a una mera “app per chattare“.

Le app per chattare si travestono da servizio news e da “megafoni” per brand e grandi player dell’informazione; i Social Network si allargano a dismisura includendo qualunque possibilità di comunicazione multimediale, anche le più distanti dal focus originario.

Ma cosa sta succedendo?

I grandi network stanno compiendo delle metamorfosi in due direzioni opposte…

Direzione A: Fagocitare

Fagocitare funzionalità e altri servizi per aumentare il tempo degli utenti sulle piattaforme Social e tagliare fuori i concorrenti. Qualche esempio:

Twitter sta pensando di estendere la propria recente piattaforma pubblicitaria anche su app esterne, inseguendo quasi un modello stile Google. A livello di contenuti, cerca di ripercorrere la strada intrapresa da Facebook ed introduce anche i video nativi (ecco il primo).

Facebook fa grande shopping: dopo il grande botto sparato nel 2014 con l’acquisto di WhatsApp (ma anche Instagram, Oculus, Face.com, Parakey – in questa infografica vedete tutti i recenti acquisti), ora zitta zitta acquista Wit.ai, una startup che trasforma il parlato in azioni e dati strutturati. Fabio Lalli va oltre le caratteristiche tecniche di Wit e sottolinea come questa acquisizione possa rendere ancora più “letale” il focus del business di Facebook, la pubblicità, con messaggi pubblicitari sempre più personalizzati, dinamici e in tempo reale. Il fantomatico marketing one to one non è più un miraggio?

A livello di contenuti, invece, Facebook punta forte sui video, all’aperto attacco di YouTube, e si interessa sempre più a sistemi di mobile payment. Infine, “breaking news“: Mark Zuckerberg lancia la pagina https://www.facebook.com/ayearofbooks ed è subito un grande successo. Seppur informalmente, Anobii & Co sono avvisati.

LinkedIn, poi, si apre ai contenuti prodotti dagli utenti, rendendo disponibile (a breve anche per tutti i comuni mortali) una piattaforma di blogging interna, lanciata in fase di test con firme autorevoli e selezionate.

In questa direzione si trovano Social Media sempre più simili a Centri Commerciali, pieni di gente e di affari, in cui poter trovare di tutto.

Direzione B: Specializzarsi

Specializzarsi per soddisfare nicchie, differenziandosi dai grandi player generalisti.

YouTube replica “specializzandosi” nel suo core business e studiando un sistema di supporto per video a 360 gradi (notizia di qualche giorno fa).

Il fondatore di Pinterest Evan Sharp mantiene la barra dritta sulla ricerca per immagini e, intervistato da Wired, dichiara che “Pinterest non è come Facebook e Twitter, non è fatto per scambiarsi messaggi. È più uno strumento di ricerca, tipo Google ma più personale“.

I “nuovi arrivati” come Ello, This o Conspire, invece, fanno una scelta tanto forte quanto specifica, di nicchia, spesso minimale.

In questa direzione, si sceglie di essere “Boutique”.

Il fattor comune

L’unico fattor comune, com’è naturale, è quello di puntare forte sulle rispettive piattaforme pubblicitarie, cercando quindi al contempo di profilare in maniera sempre più approfondita gli utenti iscritti. Coperti dal diritto alla Privacy “tipo foglia di fico”, gli utenti sono letteralmente schedati: numero di utenti e grado di conoscenza dei loro interessi e azioni sono il vero grande tesoro di queste grandi piazze di comunicazione virtuale, sempre più simili a mercati di informazioni di dimensioni globali.

Il fattor comune nel futuro prossimo potrebbe essere proprio la trasformazione di queste reti di comunicazione in spazi virtuali senza confini in cui poter fare di tutto, anche acquisti diretti e scambio di denaro.

Il grande sconfitto, ad oggi, sembra Google Plus, incapace di accentrare masse di utenti realmente attivi e interessati. Google starà a guardare?


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