Spotify sbarca in Italia e sceglie Sanremo!

Spotify, il noto servizio di streaming digitale, sbarca in Italia nel momento migliore, stringendo una partnership con le case discografiche dei cantanti presenti al prossimo Festival di Sanremo. Vediamo come funziona!

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Spotify, il noto servizio di streaming musicale, sbarca in Italia nel momento migliore, stringendo una partnership con le case discografiche dei cantanti presenti al Festival di Sanremo 2013.

Il servizio musicale on demand, che offre oltre 20 milioni di brani di artisti da tutto il mondo, metterà a disposizione gli album dei cantanti in gara al Festival della canzone italiana. I brani saranno fruibili in esclusiva su Spotify dopo 48 ore dalla loro esecuzione sul palco dell’Ariston, per poi rimanere per qualche giorno un’esclusiva del servizio.

Cosa fa Spotify?

Passando dal possesso all’accesso del contenuto/servizio (come sosteneva Rifkin), Spotify cerca di regolarizzare un settore che ha subito l’inflazione della rete, con la musica in streaming e i servizi P2P. Basta con i file da scaricare, l’accesso al catalogo dei brani permette di ascoltare in qualsiasi momento la propria musica preferita. Un gruppo quello di Spotify nato nel 2008 che ha registrato molto successo in questi anni soprattutto nel Nord Europa, diventando una delle poche soluzioni concrete al problema dell’illegalità. Secondo l’azienda, infatti, per ridare valore al prodotto musicale è necessario creare un rapporto tra pubblico ed artista, un concetto non nuovo, che ben si amalgama con quello di rewarding della community.

Spotify offre ai musicisti un pagamento in base allo streaming della loro musica: dai 5000 $ ai 7000 $ una canzone che raggiunge 1.000.000 di ascolti, pari a 0,5 o 0,7 centesimi di dollaro per ogni click. Il servizio punta sulla quantità, i numeri sono considerevoli se applicati a tutto il mercato musicale, infatti solo nel 2011 sono stati pagati più di $ 100 milioni in royalties agli artisti presenti sulla piattaforma.

Secondo Cliff Burnstein, manager dei Metallica (tra i primi detrattori di Napster), lo streaming oggi è il male minore, perché se gli abbonati pagano il servizio – l’abbonamento – tutti ci guadagnano, in primis il musicista. La band ha stipulato recentemente un accordo esclusivo proprio con Spotify.

Per un musicista Spotify è oggi un’ottima alternativa, gratis ma controllata, che per ora sembra resistere alle continue sperimentazioni per creare nuovi business e monetizzare contenuti musicali anche in altri contesti, come per esempio i social network.

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