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Come funziona l’algoritmo Instagram: le nuove regole sui contenuti originali

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Articolo aggiornato il 7 Maggio 2026
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C’è un momento preciso in cui si smette di essere semplici “utenti” di Instagram e si diventa, a tutti gli effetti, dei creator.

Quel momento è quando si hanno 100.000 follower? O 1 milione di follower? No, niente di tutto questo: quel momento è semplicemente quando si pubblica il primo contenuto con l’intenzione, anche vaga, di comunicare qualcosa a qualcuno.

Che tu sia un privato che condivide la propria passione per la cucina, un libero professionista che vuole costruire la propria autorevolezza online, un’azienda che vuole far conoscere i propri prodotti/servizi o un influencer con centinaia di migliaia di follower: sei un creator. E come tale, sei soggetto alle stesse regole di visibilità che la piattaforma applica a tutti.

Questa consapevolezza è il primo passo per capire perché certi account crescono e altri sembrano invisibili, nonostante pubblicazioni frequenti e contenuti apparentemente curati.

La risposta, nella maggior parte dei casi, sta in una sola parola: originalità.

L’articolo di oggi riguarda proprio questo e si rivolge soprattutto a chi gestisce account Instagram aziendali il cui obiettivo, dichiarato o sottinteso che sia, è quello di ampliare la propria platea di “ascoltatori”, di raggiungere i propri target utente ideali, cioè nuovi clienti o clienti già acquisiti, all’interno di un mare ricco di concorrenti che sgomitano per la visibilità.

Perché proprio a loro? Beh perché il singolo utente potrebbe non essere interessato a scalare l’algoritmo Social, mentre l’influencer ha probabilmente già capito come funziona il giochino.

Instagram ha cambiato le regole del gioco (e lo dice chiaramente)

Instagram ha aggiornato le proprie linee guida sui contenuti originali — le cosiddette Original Content Guidelines — estendendo alle foto e ai caroselli le stesse protezioni già introdotte per i Reel.

Il messaggio è inequivocabile: gli account che si limitano a ricondividere i contenuti altrui senza apportare un contributo creativo significativo non saranno più idonei alle raccomandazioni su Instagram.

Questo è un cambiamento strutturale, non una semplice modifica estetica all’algoritmo. Instagram sta dichiarando apertamente da che parte sta: dalla parte di chi crea, non di chi copia o di chi semplicemente rilancia.

Per chi gestisce un account – personale o aziendale – comprendere questa distinzione è oggi fondamentale per non perdere visibilità organica.

Cosa si intende per “contenuto originale” secondo Instagram

Instagram definisce contenuto originale tutto ciò che hai creato interamente tu o che riflette la tua prospettiva unica. Rientrano in questa categoria tre macro-tipologie:

  1. Foto e video che hai scattato tu. La tua fotografia o video, il tuo sguardo, le tue scelte di editing e di stile: tutto questo è espressione della tua visione creativa e viene riconosciuto come contenuto autentico.
  2. Contenuti che hai progettato. Che si tratti di una serie fotografica tematica, una guida pratica in formato visivo, una storia visuale o anche una “content curation” di informazioni, novità, buone pratiche: se l’hai ideato e realizzato tu, ti appartiene ed è espressione del tuo stile comunicativo.
  3. Contenuti che hai modificato in modo sostanziale. Questo è il punto più sfumato, e anche il più frainteso. Utilizzare contenuti di terze parti (template di meme, clip popolari, materiale preso dal web) è ammesso, ma solo se in essi c’è una significativa rilavorazione o integrazione: concretamente, devi apportare una o più modifiche rispetto all’originale che aggiungano reale valore al contenuto originario.

Naturalmente questo rende tutto più complicato, perché prevede una regia a monte del piano editoriale social (questo vale per un’azienda o per un influencer), ma anche una capacità e puntualità esecutiva non indifferente.

Cosa conta come modifica “sostanziale”? Alcuni esempi concreti

Instagram riconosce che definire una modifica come “materiale” non è sempre immediato, soprattutto per chi costruisce contenuti partendo da materiale altrui.

Per questo motivo ha fornito esempi chiari di ciò che è considerato sufficiente:

✅ Testo sovrapposto che va oltre la semplice descrizione, e che porta un valore unico in termini di intrattenimento o contenuto educativo. Non si tratta di scrivere “guarda questa scena assurda” sopra un video, ma di aggiungere un’analisi, un’opinione, un’informazione che trasformi il senso del contenuto.

✅ Didascalie pertinenti che includono informazioni nuove e significative. Una caption che contestualizza, approfondisce, informa o racconta qualcosa che il contenuto da solo non trasmette. Magari anche con punti di vista personali, collegamenti, riflessioni sul contenuto condiviso.

✅ Narrazione creativa, editing o grafica che potenzia il valore del contenuto e va oltre una semplice reazione superficiale. Questo include voiceover originali, montaggi creativi, effetti grafici pensati, commenti editoriali strutturati.

In tutto ciò, come ci poniamo di fronte ai contenuti generati con intelligenza artificiale? Beh sono considerabili come contenuti inediti e innovativi a tutti gli effetti.

Naturalmente la differenza la fa cosa diciamo con questi contenuti generati artificialmente: sono o non sono interessanti, divulgativi, intrattenitivi per il pubblico? Questo aspetto rimane centrale sempre, che siano pezzi di contenuto Ai o meno.

Cosa invece NON è sufficiente: gli errori più comuni

Altrettanto importante è sapere cosa non basta per qualificarsi come contenuto originale. Instagram ha elencato esplicitamente le pratiche che non sono considerate un contributo creativo sufficiente:

❌ Didascalie puramente descrittive, irrilevanti o che aggiungono un valore minimo. Scrivere “che bello questo posto” sotto la foto di un tramonto altrui non costituisce evidentemente un contributo creativo.

❌ Testo sovrapposto che si limita a descrivere quello che sta accadendo nel video. Se il testo non aggiunge nulla rispetto a ciò che già si vede, non conta.

❌ Bordi, filigrane o semplice menzione del creator originale. Aggiungere il propria logo o il tag all’autore non trasforma il contenuto in originale.

❌ Sottotitoli o trascrizioni nella stessa lingua dell’audio. Una trascrizione automatica di ciò che viene detto non è un contributo creativo.

❌ Sticker, GIF o altri elementi visivi a basso sforzo. Aggiungere un’emoji animata o un adesivo non costituisce un’elaborazione significativa.

Il test dell’originalità: una domanda sola, molto efficace

Instagram propone un test pratico e immediato per chi non è sicuro di stare facendo abbastanza:

Se qualcuno rimuovesse il tuo contributo dal post, il contenuto sarebbe sostanzialmente lo stesso? Se sì, non era un contenuto da pubblicare (o devi lavorarci e integrarlo molto di più).

È una domanda che vale la pena di tenere sempre a mente prima di pubblicare. Se la risposta è “sì, il contenuto resterebbe identico”, è il segnale che il proprio contributo non è ancora sufficiente a renderlo originale agli occhi dell’algoritmo.

Questo test si applica in modo trasversale: vale per i Reel con clip virali, per i caroselli informativi costruiti con screenshot altrui, per le foto ri-postate con una didascalia minima.

E, secondo la nostra esperienza, vale ancora più trasversalmente per qualunque canale di comunicazione: altri profili Social (TikTok, LinkedIn, Facebook, etc), ma anche per una newsletter, per una comunicazione alla propria base clienti tramite messaggistica (es. WhatsApp), per il piano editoriale di un blog.

Consigli pratici per chi usa contenuti di terze parti

Se il tuo approccio editoriale si basa su content curation di notizie prelevate dal web o prevede regolarmente l’utilizzo di materiale altrui – e per molte categorie di account questo è del tutto legittimo – Instagram ha definito alcune buone pratiche per restare all’interno delle linee guida:

  • Usa gli strumenti di collaborazione nativi della piattaforma. Le funzionalità Collab, Remix e l’etichetta Paid Partnership sono progettate per condividere il credito in modo corretto e trasparente tra tutti i soggetti coinvolti. Utilizzarle non solo è eticamente corretto, ma segnala alla piattaforma che stai operando in modo trasparente.
  • Vuoi condividere il lavoro di qualcuno senza modificarlo? Usa il Repost o condividilo nelle Storie. Questi strumenti sono pensati esattamente per questo scopo e non impattano negativamente sulla tua idoneità alle raccomandazioni.
  • Verifica periodicamente lo stato del tuo account. Nelle impostazioni di Instagram è presente la sezione Account Status, dove puoi verificare se ci sono limitazioni alla tua portata organica e seguire i passaggi consigliati per ripristinare l’idoneità alle raccomandazioni in caso di restrizioni.

Per verificare lo status del tuo account, clicca su Altro nel menù a sinistra (in fondo) >> poi vai su Impostazioni >> infine scorri in fondo alla lunga lista di voci e clicca su Status dell’account. Ti apparirà una sezione come questa che alleghiamo tratta dal nostro account Instagram (e seguici!), dove puoi approfondire eventuali problemi. Se vedi 3 spunte verdi come in questo caso, allora tutto ok!

status account instagram

Perché tutto questo è importante per la tua strategia di comunicazione social

Questi aggiornamenti non sono semplici tecnicismi da addetti ai lavori; sono invece il riflesso di una direzione precisa che la piattaforma ha scelto, e che impatta concretamente sulla visibilità di ogni account, grande o piccolo, personale o aziendale.

Instagram vuole premiare chi crea valore reale e lo fa limitando la portata di chi, invece, si limita ad amplificare contenuti già esistenti senza trasformarli in qualcosa di nuovo.

Era forse un’azione doverosa, sia per limitare la scarsa qualità che imperversa sui social, sia per filtrare meglio l’enorme massa di contenuti pubblicati ogni minuto sulla piattaforma (serve trovare necessariamente dei criteri per stabilire chi debba attingere a maggiore visibilità, per sua natura una risorsa limitata).

Per brand, professionisti e creator, questo si traduce in una sola indicazione strategica su Instagram: investire sull’autenticità, non come tendenza del momento, ma come leva strutturale di crescita organica.

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