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Affidarsi a una strategia di Influencer AI Generated può essere un’idea da valutare per il tuo brand?
Bisogna prestare molta attenzione a una scelta del genere, pro e contro non mancano.
Sui social esistono infatti influencer virtuali che comunicano e si comportano come persone vere, con valori e un modo di comunicare simile al tuo.
A volte è davvero difficile distinguere finzione e realtà (non so se hai mai sentito parlare dell’AI creator Emily Pellegrini) e lo sarà sempre di più. Per questo cominciano ad apparire queste figure virtuali con cui si producono contenuti, più o meno buoni.
Alcune aziende creano da zero i propri avatar o scelgono direttamente di collaborare con i creator virtuali più noti.
La generazione e la collaborazione con i virtual influencer, però, non va data per scontata: necessita, infatti, di una preparazione adeguata e porta con sé dei rischi da non sottovalutare.
Per capire meglio le opportunità e le complessità di questo mondo, vediamo insieme cosa si intende con Influencer AI Generated e quali sono i vantaggi e gli svantaggi di lavorare insieme ai creator virtuali (anche quelli che esistono già!).
Sommario
Cosa si intende con Influencer AI Generated
Gli AI influencer sono persone virtuali che replicano fattezze e comportamenti umani ma vengono creati attraverso machine learning, CGI e software di modellazione 3D (come Maya, 3ds Max, Blender o Wings 3D).
Sui social, i virtual creator si comportano in modo simile agli influencer classici, mostrando la loro routine quotidiana attraverso reel, post e stories e promuovendo valori ben precisi.
Allo stesso modo dei colleghi in carne ed ossa, interagiscono con i follower rispondendo ai commenti con spontaneità, stimolando conversazioni in DM o nelle storie proprio come fossero persone reali.
Tecnologia AI generated per il mondo influencer, quali vantaggi per il brand?
Tralasciando per un attimo l’opportunità di fare una scelta del genere, ad oggi percepita ancora come molto “artificiale”, Ideare un influencer con l’intelligenza artificiale ti consente:
Ma ci sono anche dei rischi
È vero che il brand e il team marketing controllano in toto la comunicazione, ma questo approccio è evidentemente poco spontaneo.
Gli influencer AI, infatti, non vivono esperienze reali né provano emozioni genuine. Va considerata, poi, l’etica dell’operazione, che a nostro parere ad oggi è l’ostacolo principale.
È tuo dovere, infatti, comunicare ai follower in modo chiaro e trasparente che si stanno rapportando con una figura artificiale.
Ma nonostante l’approccio trasparente, già questo aspetto – almeno oggi – porta a una percezione di peggior qualità da parte del pubblico, che è tendenzialmente meno propenso a credere a un avatar virtuale che nasce – di fatto – per scopi commerciali e pertanto è meno credibile di un creator reale.
Infine, considera anche l’aspetto legale dell’operazione. Poiché un modello di IA si può addestrare su materiali protetti da copyright, occorre cautela e patti chiari con gli autori per evitare contestazioni legate alla proprietà intellettuale.
Influencer AI Generated, tra trend e raccomandazioni
Il mercato dedicato all’AI influencer marketing è in crescita, con una previsione di investimento di 49,88 miliardi nel 2030 (Fonte: WhatstheBigData).
I brand, sia piccoli che grandi, conoscono quali sono i vantaggi degli investimenti su campagne di marketing innovative. Ma è importante usare con attenzione le risorse virtuali, dopo aver analizzato con attenzione il proprio pubblico e le sue necessità.
Alcuni studi, come quello condotto da SBS Swiss Business School, evidenziano il ruolo cardine dei creator artificiali per campagne di influencer marketing per settori di precisione e competenza tecnica, come per articoli tech o attrezzature sportive.
Inoltre, gli avatar virtuali generano AL MOMENTO tassi di coinvolgimento piuttosto alti, perché considerati attraenti e all’avanguardia. Moda del momento o realtà di lunga durata? Lo vedremo.
D’altro canto, però, l’influencer marketing basato sull’intelligenza artificiale potrebbe minacciare la fiducia nei marchi, con un danno reputazionale potenzialmente elevato.
Se, infatti, il brand promuove un prodotto di cui il pubblico non è soddisfatto attraverso un influencer reale, le persone tenderanno ad accusare il creator per non aver evidenziato i difetti del bene sponsorizzato. O semplicemente a derubricare la questione come un giudizio soggettivo (per quanto criticabile) del creator.
Cosa succede, invece, quando a parlare è un influencer virtuale? Le persone sanno che il creator artificiale non ha intenzioni né responsabilità morale, pertanto il responsabile di questa comunicazione va ricercato a monte. In questo caso l’azienda che fa uso di questo influencer virtuale, considerandolo come l’unico responsabile della comunicazione fuorviante. In una situazione di questo genere, la percezione di credibilità – come detto già bassa – evapora totalmente.
Servono quindi grandi cautele, a partire anche dal contesto di riferimento: la tipologia di azienda che ne fa uso, ma anche il settore di riferimento: i creator generati con l’AI non sono apprezzati in alcuni mercati, quello come beauty ad esempio, in cui le persone cercano risultati autentici attraverso “prima e dopo” mostrati da persone reali e con difetti in cui potersi riconoscere. Non certo la perfezione fittizia di un avatar artificiale.
Meglio lavorare con un influencer AI famoso o crearlo da zero?
Se comunque si vuole procedere con l’Ai, c’è ancora qualche scelta da fare: sfruttare avatar esistenti o ripartire da zero?
Realizzare in toto il proprio influencer virtuale può essere un’opzione interessante se il tuo obiettivo è seguire l’intera comunicazione in maniera coerente con il tono di voce dell’azienda ed eventualmente modellandola a seconda dei comportamenti e dei gusti del target.
Nella scelta, però, vanno considerati i costi di creazione e gestione del personaggio virtuale, che possono alzarsi tanto più necessiti di una figura simile a quella umana e al numero di contenuti prodotti.
Con un personaggio fittizio generato dal brand, è difficile sfuggire da una comunicazione pressoché totalmente autocelebrativa.
Collaborando, invece, con un influencer già noto (virtuale o meno) affine ai valori del tuo marchio, eviti i costi di generazione, di sviluppo e mantenimento della sua comunicazione, potendo inoltre contare su una audience nuova, nutrita e già stimolata.
La veicolazione del messaggio, inoltre, può essere ben vista dal pubblico perché non è legata strettamente al brand, ma i danni reputazionali non si possono prevedere.
Allo stesso modo, inoltre, non si possono controllare completamente le altre collaborazioni tra gli influencer e altri marchi.
Quanto costa una strategia di creazione Influencer AI
Un brand può realizzare un influencer AI tramite tool di ultima generazione cavandosela con un investimento di qualche migliaia di euro, in linea di massima.
Alcuni strumenti promettono di progettare un avatar in pochi passaggi, grazie a generatori AI e software di editing sofisticati, ma evidentemente per arrivare a risultati coerenti nel tempo e di qualità, servono tempo, investimenti e competenze negli strumenti professionali citati poco fa.
Questa prima soluzione è la più conveniente ma, per funzionare al meglio, con la generazione di un personaggio e contenuti convincenti, necessita di conoscenze specifiche del settore e di marketing.
Per un “character design” professionale è più verosimile una spesa più prossima ai 10.000 euro (i grandi brand possono arrivare anche a spendere oltre gli 80-100 mila euro).
Abbinandola a una strategia completa di storytelling per prevenire i rischi e godere di tutti i benefici dei creator artificiali si riescono a raggiungere risultati interessanti.
La generazione dei personaggi virtuali, la collaborazione con i brand e la creazione dei contenuti virtuali (che si tratti di immagini o reel) si mescolano in un processo studiato a tavolino da agenzie e creativi.
Un team di professionisti con ampie conoscenze del mercato, di marketing, design e programmazione, analizzano i trend, i bisogni degli utenti e gli obiettivi del brand, suggerendo influencer e creator (virtuali e non) con cui lavorare, ma anche potenzialmente il modo migliore per generare un AI influencer con le nuove tecnologie rispettando storytelling, valori, tono di voce ed estetica affini al marchio.
Da tali scelte poi si svilupperanno i contenuti da pubblicare per mantenere un racconto coerente tra il virtual influencer e il marchio.
Esempi pratici di collaborazioni con Influencer AI Generated
I grandi brand hanno già iniziato a collaborare con i creator virtuali per le loro campagne di influencer marketing per aumentare il coinvolgimento del pubblico.
BMW, per esempio, ha scelto Miquela per la promozione di BMW iX2. Oltre alle immagini per i social, l’agenzia che ha seguito la comunicazione ha creato uno spot per far conoscere al pubblico l’auto elettrica, unendo realtà e finzione.
Le immagini reali e virtuali si mescolano e l’auto diventa un ponte tra il mondo analogico e quello virtuale.
Miquela è una virtual creator già esistente che non è stata realizzata per un brand in particolare. Da BMW è stata scelta per lo stile estetico unico e la sua personalità pionieristica e ribelle, “valori” condivisi con la casa automobilistica (se veramente possiamo parlare di valori per un avatar…).
Magnum e Ikea, invece, hanno collaborato con l’influencer virtuale Imma per l’Oriente.
Con Magnum, Imma si occupa del lancio di un gelato al gusto matcha.
Il match tra il brand e l’AI creator deriva dalla fusione culturale giapponese/occidentale e dal modo di comunicare originale e sofisticato che incarna la comunicazione di entrambi. Magnum e Imma rappresentano dei pionieri nel loro settore: il primo introduce sempre nuovi gusti innovativi, la seconda invece è un’avanguardia tra gli influencer AI.
Il risultato? Spot esteticamente raffinati, ma di grande impatto visivo e che rompono gli schemi.
Per quanto riguarda il brand svedese Ikea, invece, la campagna promozionale prevede foto di prodotto e tutorial per arredare casa.
La scelta di collaborare con l’influencer virtuale giapponese e Ikea (per il Giappone) è legata al fatto che Imma sui propri social mostra uno stile di vita felice, rilassante, attento ai dettagli che rispecchia quello dei più giovani clienti Ikea a cui è rivolta la campagna.
Ideare delle campagne promozionali con gli AI influencer permette di dar vita a contenuti molto creativi che, altrimenti, possono essere costosi o difficili da ricreare nella realtà.
Inoltre, l’impiego di personaggi virtuali favorisce una comunicazione su misura per il tuo brand, con uno storytelling definito.
Come creare una strategia efficace di Influencer AI Generated
Gli influencer generati con l’AI stanno tracciando nuovi percorsi comunicativi per i brand, pur tra diverse contraddizioni e pro e contro, come abbiamo visto.
Ma per far dialogare la nuova tecnologia con le persone, sfruttandone tutti i benefici, servono nozioni legali, di marketing, di design, di progettazione AI, oltre a profonde conoscenze del mercato e dei trend.
Abilità utili anche per prevenire problemi di credibilità e brand identity, mantenendo il più possibile l’autenticità del business.
Se vuoi testare l’efficacia di una comunicazione digitale con influencer generati all’AI, puoi valutare la creazione di campagne promozionali per sponsorizzare i tuoi servizi e i tuoi prodotti innanzitutto con creator virtuali già noti.
Magari in un secondo momento puoi pensare a una strategia di contenuto informativa/educazionale realizzando da zero un influencer virtuale per la veicolazione di determinati messaggi.
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