Digital Marketing, Social e mondo d’agenzia: 10 domande a Tiziano Tassi, CEO di Caffeina

A margine del super evento MARKETERs Festival 2018 (sempre più un riferimento sulla formazione nel marketing online), ho avuto il piacere di porre qualche domanda a Tiziano Tassi, CEO di Caffeina, una delle agenzie digitali creative più in vista in Italia, con quartier generale a Parma e sedi a Milano e Roma.

Tiziano Tassi, classe 1985, ha studiato Marketing e Business Strategy all’Università di Parma e a KEDGE Business School a Marsiglia, per lavorare fin da subito nel Marketing Digitale, prima in una Digital Agency di Milano, occupandosi di clienti quali Nokia, Pepsi e Fissan, e successivamente in L’Oréal Italia. Dal 2010 è stato professore di Digital Marketing in diverse Business School francesi, tra cui KEDGE, Audencia Nantes e INSEEC Paris. È inoltre professore di Internet Marketing e Politiche di Comunicazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e chiamato come testimone aziendale in corsi di Laurea e Master in diverse Università italiane.

Alcuni concetti espressi da Tiziano, che condivido, in sintesi:

– Il marketing online è solo un braccio del marketing. L’online è solo un canale.

– Nella strategia di marketing, ciò che conta è seguire il comportamento delle persone a cui voglio rivolgermi.

– I Social Media sono uno strumento “per”, non sono l’obiettivo.

Nell’estate 2011 diventa co-fondatore, insieme ai compagni universitari Antonio Marella e Henry Sichel, di Caffeina, di cui è CEO. Tiziano si occupa di dirigere la unit di Strategic Consulting per i Clienti dell’Agenzia e di disegnare strategie di Marketing che trasformino obiettivi di business in obiettivi digitali.

Qualche domanda sul Digital Marketing a Tiziano Tassi, CEO di Caffeina

Via con le domande!

Il lavoro nel Digital Marketing: quali sono le skill del candidato ideale?

La possibilità di lavorare in questo mondo è molto ampia. Se l’obiettivo è “diventare i migliori”, c’è la possibilità di diventarlo formandosi in tematiche specifiche di “long tail”, mantenendo curiosità, interesse, attenzione, voglia di imparare e di mettersi in discussione. Vale per tutti: dal laureato al diplomato, a qualunque livello.

I percorsi tipici sono, secondo me, Comunicazione, Economia, Ingegneria, Filosofia. Ma non solo questi che ho elencato. Questo perché il marketing digitale è ampio e consente l’accesso da ambiti molto differenti.

Io ho iniziato nel 2004 partendo dagli studi di Trade Marketing, passando all’Online Marketing perché c’era ancora poca attenzione al tema, allora.

Le mie competenze teoriche di marketing sono state il mio background, perché il “marketing è sempre quello”, cambiano solo alcuni contesti, alcune regole.

E le esperienze di lavoro, magari all’estero, contano molto?

Si, senza dubbio ma dipende: a un junior non è richiesta un’esperienza incredibile di marketing, però ormai fare qualche esperienza all’estero (anche durante la propria formazione, non per forza lavorativa) e la lingua inglese sono fondamentali. L’inglese – a livello di Business English, non per forza oltre – permette di accedere a fonti informative fondamentali per auto-formarsi, rimanere aggiornati, trovare spunti.

Quali sono i ruoli più ricercati e, dunque, anche più pagati dalle agenzie digitali creative?

Sviluppatore, creativo, digital marketer, media planner, UX designer: sono tutti ricercati e cruciali nel digital marketing. Su questi ruoli c’è “un po’ di guerra” per accaparrarsi le risorse. Per le persone attorno ai 30 anni come me, la missione non è solo quella di darti il lavoro, ma di costruire un ambiente di lavoro favorevole all’espressione e alla qualità della vita di ciascun lavoratore.

Quale futuro per le agenzie web, tra internalizzazione delle competenze in azienda ed esternalizzazione alle agenzie?

Ci saranno sempre aziende che internalizzano. Non ho paura di trovarmi in un mercato dove non ci sono più clienti perché si sono portati a bordo le risorse: le agenzie vedono progetti numerosi di tipo differente; su ogni progetto possiamo dare valore e portare freschezza e competenze diverse. Il trade-off è la specializzazione. L’agenzia ti può dare accesso a buone pratiche di settori diversi, nuovi modi di vedere.

Specializzazione contro consulenza trasversale: qual è la tua ricetta?

Il nostro è un modello a T, dove T sta per Trasversalità: abbiamo numerose risorse per “fare tutto bene”, mantenendo verticalità. Così andiamo contro l’adagio che vorrebbe che chi fa tutto, lo fa male…

Come le aziende dovrebbero rapportarsi ai Social Network? Ci sono percorsi obbligati da intraprendere per “stare online”?

Nella stessa maniera di tutti i canali di comunicazione e dialogo con il consumatore. Io provo tutti i canali, anche Tik Tok e Musically, per puro spirito di conoscenza: l’approccio da usare sui Social Media è un approccio di marketing. Perciò l’idea di base è quella di seguire il comportamento delle persone: come si comportano, dove stanno, cosa fanno, dove spendono il loro tempo, quali contenuti consumano, dove lo fanno, come lo fanno…

Quando affrontiamo un progetto per un cliente, prepariamo la strategia sulla base di analisi di questo tipo. Non vale il discorso “uso Facebook perché lo usano tutti o uso Instagram perché fa figo”. Si parte sempre da elementi di marketing: chi è il target, in sostanza. I Social Media sono uno strumento, non sono l’obiettivo.

Ogni anno si verificano “incidenti” di comunicazione sui Social Media o più genericamente online: come mai le aziende non hanno ancora fatto tesoro di buone pratiche ed esperienze ormai sdoganate su questi media?

In merito ai casi di comunicazione errata online, io penso che gli errori possano capitare. Le aziende hanno i loro stilemi di comunicazione, che però talvolta non funzionano in determinati mercati, verso target specifici o in rapporto a culture differenti. Fare attività di comunicazione in maniera sempre standardizzata rischia di condurre a scivoloni: in Giappone, ad esempio, esiste una cultura ed alcuni segni grafici che vengono interpretati diversamente da noi.

Una presa in giro qui, può essere interpretata come un’offesa là; un’ironia innocua in occidente diventa un’offesa estrema in oriente; qualcosa di estremamente inaccettabile in occidente, può essere qualcosa di totalmente indifferente altrove…e viceversa.

Qual è il ruolo di una città come stakeholder di un’agenzia digital? Esistono solo Milano e Roma?

Parma è stata una nostra scelta: è la città dove io e i miei soci abbiamo studiato. Una città di provincia di dimensione media, con grande cultura e alto livello di qualità della vita molto superiore a tante altre città italiane. A livello di offerta sconta dei gap, però io penso che il grande vantaggio della provincia oggi sia quello di poter fare dei lavori che prima erano appannaggio dei grandi centri urbani, grazie proprio ad Internet. Solo dopo 4 anni dalla nostra fondazione abbiamo preso il primo grande cliente in Emilia-Romagna e anche oggi, a parte poche eccezioni, la stragrande maggioranza dei nostri clienti sono basati a Milano e Roma.

Non siamo l’unica realtà interessante al di fuori di Milano-Roma-Torino. È un nuovo modello di agenzia, in cui vogliamo che i nostri dipendenti “non si consumino in agenzia”, ma che possano vivere bene in provincia su progetti d’avanguardia.

Fail Fast, Fail Better: è un modello in cui ti ritrovi?

Si, ci metterei anche l’errore. Devi poter sbagliare (ovviamente meglio sbagliare poco, in piccolo e velocemente). È dagli errori che impari e deve poter essere permesso a tutti i livelli dell’agenzia. È soltanto così che si può permettere ad un’organizzazione di crescere e di prosperare.

Dove sta andando il Digitale?

Smart Assistant, AR, VR; a livello di sistema di comunicazione di marketing, assolutamente “comunicazione integrata”. Oggi ci strutturiamo per proporre un’offerta anche Above The Line, che copra anche tv, radio, stampa, perché la creatività è una, il marketing è uno: quello che c’è sotto è soltanto il canale “dove tu esegui”. Se c’è un concetto forte sopra, vai ad eseguire al meglio, verticalmente, su qualunque canale.

Grazie per la disponibilità, Tiziano!


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1 Commento

  • Bella intervista, non sapevo fosse così giovane e già così lanciato. Complimenti Tiziano :)

    Ottimo il passaggio “i social sono uno strumento per raggiungere altri obiettivi. Non l’obiettivo”
    Condivido in pieno 🔝

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