Perché aziende e professionisti dovrebbero investire decisi su Facebook

Dal momento che Facebook rimane una delle maggiori fonti di visite per siti web e portali vari, è bene conoscere le evoluzioni legate a questo Social Network, anche se definirlo tale è ormai riduttivo…

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Dal momento che Facebook rimane una delle maggiori fonti di visite per siti web e portali vari, è bene conoscere le evoluzioni legate a questo Social Network, anche se definirlo tale è ormai riduttivo.

I numeri di cui ho fatto menzione qualche articolo fa su Facebook sono irraggiungibili:

  • superata ampiamente la soglia di 1,35 miliardi di utenti attivi su base mensile, nel mondo (luglio 2014);
  • oltre 24 milioni di utenti attivi al mese in Italia.

Queste statistiche permettono di considerare Facebook una “rete nella rete”, un mondo a se’ stante super popolato in cui poter perseguire risultati e definire obiettivi senza coinvolgere nell’analisi propri presidi web che vivano al di fuori di Facebook.

Mark Zuckerberg e soci, tra l’altro, perseguono proprio questa indipendenza, vorrei dire quasi “autarchia”. Basta osservare questi fatti:

  • l’algoritmo di Facebook premia i contenuti caricati direttamente dentro al Social, senza l’uso di terze parti (sono penalizzati i video di YouTube, Vimeo e affini postati tramite link; sono penalizzati i contenuti pubblicati automaticamente tramite terze parti come Hootsuite, BufferApp e simili);
  • Facebook vuole che i suoi utenti “non si distraggano”, non escano da Facebook, così da aumentare il più possibile click e visualizzazioni delle pubblicità in esso contenute: non a caso, se aprite un link pubblicato da qualche utente all’interno di Facebook via smartphone, si aprirà una specie di “lettore” per leggere la notizia senza aprire il link via browser;
Peraltro, negli USA la pubblicità tramite Facebook è solamente al quarto posto tra i motivi per cui gli small business scelgono il Social di Mark Zuckerberg. Fonte: http://www.v3im.com/2014/10/how-smbs-can-most-effectively-use-twitter/#axzz3Q3zxSZqG
Peraltro, negli USA la pubblicità tramite Facebook è solamente al quarto posto tra i motivi per cui gli small business scelgono il Social di Mark Zuckerberg.
Fonte: http://www.v3im.com/2014/10/how-smbs-can-most-effectively-use-twitter/#axzz3Q3zxSZqG

Interessante notare, poi, anche gli sforzi che vengono approntati per mantenere libera da spam e bufale la rete Facebook: è notizia recente che sarà possibile segnalare notizie false (con conseguente penalizzazione delle pagine e degli utenti che le diffondono) con l’obiettivo di rendere sempre più credibile ciò che popola “The Facebook”. Pubblicità compresa.

E ancora: la piattaforma pubblicitaria Facebook Ads è sempre più stabile ed efficiente, offrendo 9 tipologie diverse di pubblicità e raggiungendo una conoscenza dei target utente sconosciuta forse anche a Google: i risultati ottenuti su Facebook Ads “in automatico” (nell’impostazione del CPC per esempio) sono sempre più difficili da eguagliare in modalità manuale, indice di un algoritmo che si muove a suo agio tra le mille sfaccettature e interessi su cui si spalmano le persone.

Addirittura nascono sempre nuovi target utente, magari legati a momenti live. Un esempio?

Aggregando utenti che hanno “parlato” recentemente di Super Bowl (la finalissima nel football americano) e fornendo agli inserzionisti una possibilità super economica nel fare rumore e promozione in maniera correlata all’evento

Peraltro, negli USA la pubblicità tramite Facebook è solamente al quarto posto tra i motivi per cui gli small business scelgono il Social di Mark Zuckerberg.

E che dire della ricerca interna al Social Network? Dalla ricerca di nuovi amici, grazie al Graph Search, il passo è breve nel cominciare a cercare anche i post, ossia contenuti rilevanti e corrispondenti alla ricerca testuale dell’utente. Negli Stati Uniti, per alcuni utenti è già possibile; diventerà presto realtà per tutti, aprendo scenari possibili per una sorta di “SEO Facebook” e SEO Copywriting alla base dei contenuti prodotti, non più solo in Google…

Poter essere i primi nel fornire agli utenti un certo tipo di informazione ricercata in un “motore di ricerca Social” come Facebook – con tanti e tali utenti così perfettamente targettizzati, sapendo che presto in Facebook sarà possibile acquistare direttamente prodotti anche via smartphone e sfruttando sistemi di pagamento mobile – potrebbe veramente fare la differenza per il vostro business.

Che fare, dunque?

E’ lungimirante, a mio parere, trattare la pianificazione dei contenuti per Facebook, così come qualunque azione di “marketing e comunicazione”, con profondità d’analisi e rigore, secondo una checklist tipo la seguente:

  • individuazione degli obiettivi;
  • predisposizione di risorse specifiche (umane, di budget – anche se ne basta potenzialmente poco) dedicate al web marketing in generale e al Social Media Marketing in particolare;
  • scelta delle attività e dei corrispondenti risultati attesi;
  • selezione di strumenti e modalità di produzione contenuti;
  • puntuale misurazione dei risultati e messa in campo di eventuali correttivi.

Nelle PMI italiane, invece, succede spesso che…

A livello più generale, questo significa fare una scelta consapevole che tante PMI italiane (e anche molti liberi consulenti) ritardano, io credo in molti casi, colpevolmente: ossia scegliere un team in azienda che si occupi di marketing online in senso ampio (quando spesso manca anche solo un referente generico di marketing e comunicazione), evitando di dare mandato al “commerciale estero” di turno, vero e proprio “ministro senza portafoglio” (e senza competenze ne’ voglia) o di pensare che la struttura Produzione-Amministrazione-Vendite possa ancora rappresentare un assetto sufficiente.

La via di prestare marketing e comunicazione al commerciale di turno  – una “toppa” applicata alla bisogna che ho visto in tantissimi casi – porta per lo più a sperperi e a risultati prevedibilmente scarsi, non mettendo nemmeno in condizione di lavorare a pieno regime eventuali consulenti e agenzie esterne che invece potrebbero fare la differenza nell’approcciarsi a nuovi target utente e a nuovi mercati.

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