E-commerce e Social Commerce: numeri, novità e… attenzioni dal Retail

In uno scenario economico sempre più opprimente, c’è un canale che continua a crescere: è l’e-commerce, con una punta di attenzione e al cosiddetto Social Commerce..

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In uno scenario economico sempre più opprimente (perfino il meteo e l’embargo russo ci si mettono, infliggendo gravi danni all’agricoltura europea e italiana in primis), c’è un canale che continua a crescere e crescere e crescere, imperterrito. Parliamo ovviamente del canale e-commerce, con una punta di attenzione e curiosità al cosiddetto Social Commerce.

Come sempre in questi casi, mi piace partire dai numeri, così rassicuranti:

  • Entro il 2018 il fatturato complessivo che transita per gli e-commerce raggiungerà i 2.356 miliardi di dollari (dati eMarket)
  • Leadership 2014: b2c Nord-America, con un interessante aumento della frequenza degli acquisti e dello scontrino medio
  • Leadership 2015 prevista: Asia Pacifica, con quota di mercato del 33,4% (parte del leone alla Cina, con una proiezione nei prossimi anni vicina al 70% della propria area geografica). Nord America attorno al 31%; Europa a 24%.

Quando si parla di trend e previsioni, si riscontrano sempre opinioni contradditorie: non è così per l’e-commerce e qualcosa vorrà pur dire. Provo ad interpretare altri segnali…

Dove va Facebook?

Meno network, più e-commerce (che mi ricorda tanto “meno internet, più cabernet”). Avrete letto ancora a fine luglio che Facebook sta sperimentando un buy button, per permettere una compra-vendita diretta sulle proprie pagine. Il test si rivolge ad alcuni retailer USA e – chissà – porterà Facebook a scontrarsi con altri big delle vendite online (Amazon ma perché no anche Etsy?).

Acquisto direttamente dal Social (Social Commerce, altra concreta possibilità futura), estrema difesa della privacy e dei dati bancari degli utenti. Così facendo Facebook intenderà mettere le mani su quella ghiotta torta di 2.356 miliardi di dollari, grazie a introiti pubblicitari e forse anche a revenue sulle transazioni effettuate.

Si parla di Social Commerce quando una decisione di acquisto, di affari o finanziaria è mediata attraverso interazioni sociali

– Ashish Goel –

Sarà interessante osservare come online e offline saranno mondi sempre più compenetrati, ma al tempo stesso mi incuriosisce la spinta che un Social Commerce così forte come il futuro Facebook potrà dare a prodotti digitali (pensiamo al mercato delle immagini da parte dei fotografi)

Twitter risponde presente

Fa sorridere il fatto che la data dell’annuncio dato da Facebook – 17 luglio – sia la stessa in cui Twitter ha dichiarato di aver acquistato CardSpring, una compagnia che crea infrastrutture di pagamento che i vari developer terzi possono sfruttare per gestire acquisti online, promozioni, sconti, coupon.

Sempre di Social Commerce parliamo.

E il Retail tradizionale?

Non sta a guardare, se osserviamo le grandi catene americane Target o Wall Mart. Diversi studi di settore rivelano come il retail sia sempre più presente e attratto dall’online, grazie a caratteristiche super interessanti per questo mondo come:

  • Attrazione di fondi per la promozione online versati dai produttori ai rivenditori – canale distributivo
  • Ampio spazio: per gli infiniti contenuti (prodotti, promozioni, valori) del canale distributivo
  • Forte interazione tra online e offline, con possibilità di raggiungere il cliente ovunque e con precisione (proximity marketing, esigenza sempre più forte delle aziende della distribuzione)
  • Diversa e personalizzata tipologia di ricerca dei prodotti per il consumatore (secondo ricche variabili)
  • Esperienze di navigazione e intrattenimento sempre più ricche e divertenti anche online (era e ancora è il grande distacco tra online e retail tradizionale)
  • Personalizzazione estrema dei prodotti
  • Conoscenza dettagliata dei percorsi di acquisto degli utenti
  • Raccolta e potenziale sfruttamento di big data che naturalmente si creano online, su comportamenti d’acquisto e su target di riferimento
  • Ottimizzazione dei processi logistici lungo la catena produttore – canale distributivo – cliente finale (per aziende molto grosse ovviamente)

E tanti altri motivi più specifici.

Ma torniamo ai casi concreti: Wal Mart ha aperto già 2 uffici “divisione e-commerce”, seguita a ruota di recente da Target. Target, dopo l’innovation center di San Francisco, replica ora in Silicon Valley con un centro esclusivamente dedicato all’e-commerce, facendo “spesa” in Risorse Umane, cercando product manager, developer ed esperti in analytics (data analytics è il focus di questi centri).

Target è consapevole dell’importanza del Social Commerce (basti guardare l’app Target Cartwheel). Interessante una frase di Ashish Goel, professore a Stanford, in questa intervista, che ben descrive il modus operandi e le idee che stanno alla base di Target stessa e del Retail più evoluto.

“data is now a key part of brick-and-mortar businesses…”


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