Quanto è utile abbassare il Bounce Rate di un sito?

Com’è il Bounce (o frequenza di rimbalzo) del vostro sito e degli articoli principali? Alto? Beh forse è il caso di approfondire il tema, dato che questo numerino che trovate in Google Analytics può influire sulle conversioni e sugli obiettivi che vi date nella vostra attività online.

Un bounce alto, semplificando molto, porta gli utenti ad abbandonare molto presto il vostro sito e sfuggire probabilmente ai momenti / punti di conversione che avete creato nel sito.

Non c’è un numero preciso per dire se il bounce è alto o basso, anche se generalmente trovo questi riferimenti online a seconda del tipo di sito:

  • Sito statico – aziendale: il bounce dovrebbe essere inferiore al 50%
  • E-Commerce: massimo 35%
  • Blog: c’è chi dice sotto all’80%, anche se in realtà ci sono molti aspetti da considerare (ad esempio: le visite provenienti da motori di ricerca hanno un bounce naturalmente elevato).

Ma aspetta, forse sto correndo troppo. Torno indietro e riparto da una definizione di Frequenza di Rimbalzo, da ShinyStat:

La Frequenza di Rimbalzo è data dal rapporto tra le Visite di Rimbalzo (cioè le visite che hanno generato una sola Pagina Vista) e le Pagine d’ingresso (cioè le visite in cui la pagina in esame è stata la prima ad essere vista).

Indica quindi la percentuale di visite che hanno generato una sola pagina vista (cioè la percentuale di visite in cui il browser è entrato nel sito, ha visualizzato una sola pagina ed è uscito dal sito) rispetto al numero di volte in cui la pagina in esame è stata la prima pagina ad essere vista (Pagina d’Ingresso).

Di fatto, quindi, è un fattore comportamentale relativo agli utenti del vostro sito web.

Un alto bounce non significa necessariamente che stiate facendo le cose male, anzi: se risolvete alla perfezione il bisogno informativo di un utente con un vostro articolo, allora perché questo utente dovrà andare a cercare altre informazioni?

C’è da aggiungere, però, che i motori di ricerca valutano – con buona probabilità, pur non essendoci certezze – anche fattori comportamentali e che il vostro obiettivo è che gli utenti frequentino il vostro sito un tempo sufficiente e necessario affinché compiano delle azioni volute (una condivisione Social, un’iscrizione alla newsletter, un acquisto, una richiesta di informazioni, etc…).

E’ possibile e consigliabile, dunque, provare a diminuire questo valore e aumentare il tempo trascorso sul sito. Si può fare in diversi modi…

Come abbassare il Bounce?

1.

Con i contenuti

Ha molto senso affrontare i temi che trattate da diverse angolazioni, su temi paralleli e complementari: così facendo stimolerete naturalmente il click verso altri articoli e pagine che appariranno all’interno del primo articolo di approdo o nelle sezioni “articoli correlati”, dato che l’utente che cerca una certa tematica è propenso ad approfondire l’argomento.

E’ chiaro, comunque, che:

  1. Più sarete coerenti nella creazione dei contenuti (se parlate di cucina e di automobilismo nello stesso sito qualche problema c’è, a meno che non siate un quotidiano online)…
  2. Più riuscirete a creare contenuti di qualità
  3. Più riuscirete ad affermarvi come autori “autorevoli” di un certo settore…

…maggiore sarà la fiducia che verrà riposta dai lettori in voi. Lettori fidelizzati = lettori curiosi, che vi dedicano maggiore tempo [LEGGI anche come costruire la propria fiducia online https://www.bee-social.it/4-passi-per-avere-successo-online-nel-web-di-oggi/] 2.

Dal punto di vista grafico

Ma cosa succede se inserite un link (o tanti link) all’interno di un testo molto fitto? La cosa più classica è che i link non vengano assolutamente visti e quindi men che meno cliccati (ed ecco una chance in meno per abbassare il bounce).

Per questo motivo è necessario avere un occhio di riguardo verso la composizione stilistica delle pagine che pubblicate: un buon modo è quello di usare grassetti, MAIUSCOLI o testi colorati, meglio ancora se accompagnati da una call to action evidente e chiara… [APPROFONDISCI come arricchire un testo online! https://www.bee-social.it/scrivere-sul-web-9-modi-per-arricchire-un-testo/]

Avere simili accortezze può non bastare se non si ha a cuore la leggibilità del testo e la “user experience”: è bene, quindi, conoscere una lista di buone pratiche che vi possono aiutare in fatto di frequenza di rimbalzo:

  • suddividere il testo in paragrafi;
  • avere una pagina che si carica velocemente (esempio: immagini “leggere”, 72 dpi e contenute nelle dimensioni);
  • scegliere una font leggibile, con un buon contrasto rispetto al colore di sfondo (per favore, basta al testo bianco su sfondo nerooo!);
  • scegliere una dimensione del carattere sufficientemente grande (leggo in giro che sarebbe buona cosa stare addirittura sui 16px, anche se mi sembra eccessivo – e dipende comunque dalla font scelta);
  • oltre ai soliti grassetti, perché non osare con evidenziature come il <mark></mark>
3.

Sperimentando…

Anche la composizione delle pagine online ha a che fare con la frequenza di rimbalzo: si pensi, ad esempio, a dove posizionare i banner pubblicitari, a come ideare una sidebar, a come è strutturata la versione mobile responsive del sito, all’attivazione di pop-up che invitano all’iscrizione alla newsletter, alla lettura di un articolo correlato, etc..

Non sono un web designer, perciò mi fermo qui (un bellissimo approfondimento qui), ma la mia sensazione, in ogni caso, è che non si debba affrontare il tema bounce rate in maniera o bianco o nero”. Non si deve guardare troppo ai numeri ma sperimentare. Come?

  1. Cominciando ad osservare in Google Analytics quali sono le pagine con il minore e con il maggiore bounce. Quali differenze osservate a livello di contenuti? Lato layout sono pagine uguali?
  2. Dopo aver fatto un confronto del genere, interrogatevi su quali obiettivi avete per quelle pagine: se, poi, avete impostato degli obiettivi, riuscirete a osservare quali pagine convertono maggiormente rispetto alla percentuale di bounce.
  3. Sperimentate: modificate i contenuti e la disposizione dei testi, cambiate le call to action, provate differenti sidebar. Sarà facile osservare in seguito se queste sperimentazioni hanno effetti su frequenza di rimbalzo e conversioni.

Insomma, fate delle prove: ciò che conta non è il rispetto di un numero, ma quanto riuscirete a rendere soddisfatti i vostri utenti e a centrare gli obiettivi che vi siete posti sul vostro sito.

Conoscete altri modi per “piegare” il bounce ai vostri desideri?


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