Come scegliere gli Hashtag su Instagram per un’azienda?

#igersitalia… #photooftheday… #whatitalyis… #iphonesia… Siamo abituati a vedere questi e tanti altri hashtag su Instagram soprattutto, ma anche su Twitter, LinkedIn e Facebook. Oggi parliamo proprio di come usare gli hashtag su Instagram, in maniera sensata per soddisfare gli obiettivi di marketing che un’azienda si prefigge.

Premessa – Perché dedicare tempo nella scelta degli hashtag? Chiaramente per farsi conoscere, per trovare nuovi utenti interessati ai temi che tratti, per migliorare le chance di vendita (se il tuo obiettivo è la vendita) o di visibilità verso un target utente di interesse.

Ma c’è un modo per usare un approccio quasi “scientifico” agli hashtag su Instagram per il business, sia B2B che B2C?

Forse si.

Esiste infatti una specie di “ricetta” comune da cui partire per mixare i propri hashtag su Instagram. La propongo di seguito, usando come esempio hashtag del nostro settore, il marketing.

Le basi – Gli Hashtag su Instagram

L’hashtag è una parola chiave che sintetizza un argomento o una tipologia di post

Si compone del simbolo # e della parola o espressione, senza spazi. Ad esempio #webmarketing

Instagram ti consente di utilizzare fino a 30 hashtag per ciascun post

Su Instagram puoi seguire non solo utenti singoli, ma anche hashtag specifici (ad esempio #socialmediamarketing), così da monitorare i contenuti taggati con l’hashtag identificato, sia di utenti che conosci, che di utenti che non conosci.

I 5 gruppi dell’Hashtag Mix ideale

Hashtag Super Popolari e Mainstream

Come riconoscerli: oltre il milione di risultati.

Quanti usarne: da zero a 1 / 2, ogni tanto.

Esempio: #marketing, ad oggi 19 ML di risultati

O come appunto i già citati #photooftheday e #whatitalyis. Sono hashtag mainstream, tra quelli che vengono in mente subito; sono molto generici e si possono applicare a svariati argomenti. In generale, questi hashtag portano abbastanza pochi risultati, salvo casi rari, perché sono talmente sfruttati che è facile annegare la propria foto o video nell’infinità di post pubblicati ogni secondo con questi tag.

Hashtag popolari

Come riconoscerli: meno di 1 ML di risultati (meglio se inferiori ai 500.000).

Quanti usarne: circa 5, poco più poco meno.

Esempio: #webmarketing, ad oggi quasi 200.000 risultati.

Parliamo di hashtag un po’ meno diffusi, ma comunque molto noti. Meglio preferire quelli che mantengono un collegamento più stretto con la tipologia di argomenti che affronti. Insomma, dovendo effettuare una scelta, evita quelli più generici.

Hashtag poco diffusi

Come riconoscerli: tra i 10.000 e i 100.000 risultati, circa.

Quanti usarne: da 5 a 10.

Esempio: #marketingtip, ad oggi poco oltre i 50.000 risultati.

Rappresentano argomenti o necessità comuni all’interno di un argomento generale. Non ti daranno sempre grande visibilità (dipende), ma sono il giusto compromesso tra hashtag molto popolari e hashtag di nicchia.

Hashtag di nicchia

Come riconoscerli: meno di 10.000 risultati (ma possibilmente più di 2000/3000).

Quanti usarne: da 5 a 10.

Esempio: #comunicazionevisiva, ad oggi poco oltre i 6.000 risultati.

Seguire un hashtag di nicchia significa essere dediti, appassionati o lavorare nell’ambito caratteristico di appartenenza dell’hashtag. Usarlo a corredo dei post ti garantisce visibilità sul pubblico target più vicino ai tuoi obiettivi strategici o di comunicazione. Sono gli hashtag più importanti, quindi vanno ricercati per bene e sperimentati.

Hashtag propri

Come riconoscerli: sono legati al tuo brand.

Quanti usarne: 1 o 2.

Esempio: nel nostro caso usiamo spesso #beesocial con l’emoji dell’ape. Non è totalmente un hashtag proprio, perché viene usato anche da altri account con nome simile al nostro. Ci sta, fa parte del gioco: non è possibile fare alcuna rivendicazione di paternità di hashtag, né sarebbe sensato…

Un hashtag cucito sulle tue necessità ti dà la possibilità di ritagliarti uno spazio quasi “privato”, di lavorare sulla tua brand awareness, offrendo ai fan più stretti la possibilità di riconoscerti e di entrare in contatto con te.


Questa è una proposta di un classico “hashtag-mix”, però ognuno può sperimentare e capire quale sia la formula più adatta alla propria situazione.

L’hashtag mix per Instagram nel caso TheContentPlanner

Poco tempo fa mi sono imbattuto nell’intervista alla creatrice di TheContentPlanner. Sorvolo tutto il racconto della sua storia (molto interessante, la puoi trovare qui in originale), per concentrarmi sulla sua strategia di Instagram a livello di hashtag. E’ su Instagram, infatti, che questa imprenditrice ha creato il suo business e ha coltivato la sua base utenti.

Katherine Gaskin – questo il suo nome – crea puntualmente dei gruppi di hashtag “di long tail” (quindi quasi esclusivamente hashtag “di nicchia” e “poco diffusi”), con il fine di evitare la mannaia della scarsa visibilità dell’algoritmo di Instagram e di disperdere view verso utenti non a target, aumentando quindi il tasso di engagement per ciascun post in relazione alla portata del post stesso nel tempo.

Questi gruppi di hashtag sono perciò suddivisi lungo gli insiemi che ho elencato prima, ma a loro volta sono sotto-categorizzati sulla base delle sue buyer personas (le tipologie specifiche di clienti). Quindi, ad esempio, c’è il gruppo di hashtag di nicchia per le fashion blogger, quello per le professioniste di Social Media Marketing, quello per chi gestisce un e-commerce, etc.

Ogni gruppo di hashtag viene associato alle immagini che meglio rappresentano i benefici attesi del prodotto per quello specifico gruppo di potenziali clienti. Lei stessa dice, in un punto (traduco liberamente):

…all’’inizio sono partita con pochi follower, meno di 400. Però i miei contenuti erano fortemente mirati alla mia nicchia di utenti, che conoscevo molto bene perché erano esattamente come me. Erano donne che gestivano in autonomia il proprio business, all’interno di una certa fascia d’età, residenti principalmente in determinate aree degli USA, con una cerchia di interessi specifica e con un senso estetico che riconosco.
Se conosci così approfonditamente il tuo target utente, non hai necessariamente bisogno di 30.000 follower per vendere il tuo prodotto. Già con poche centinaia di follower avevo cominciato a fare le prime vendite online.

E’ evidente, pertanto, che una strategia Instagram legata agli hashtag sia sensata nel momento in cui non si vada alla ricerca delle vanity metrics (del numero di follower o di like), ma si orienti tutta l’attività Social a sostegno delle più ampie finalità aziendali.

Instagram, e tutti i Social, sono sempre un “mezzo per”, non un fine.


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