La via italiana a Social Sharing e Content Curation – intervista a SpidWit

Se hai o se gestisci dei canali Social Media, conosci bene quali siano le difficoltà principali nel gestirli come si deve:

  1. individuare dei contenuti accattivanti da condividere, coerenti con gli interessi dei tuoi utenti;
  2. trovare il giusto equilibrio tra l’essere informativi e “dialoganti” verso i follower e non annoiarli (tradotto: quanti contenuti al giorno ha senso condividere? Buffer ci svela cosa avrebbe senso fare, secondo loro);
  3. pubblicare contenuti più interessanti degli altri utenti.

In particolare, i punti 1) e 3) dipendono dalla tua capacità di trovare contenuti utili, il che non è affatto scontato. La ricerca di fonti interessanti richiede tempo, e ancora più tempo richiede l’attività di scovare singoli contenuti utili, predisporli nei vari tool come Buffer o Hootsuite per la programmazione dei post, scegliere gli hashtag, pensare a una call to action…

Un lavoro insomma. Risultato? Spesso si sottovaluta la cosiddetta “Content Curation”, con conseguenze a livello di scarse interazioni sui Social, poca comunicazione con gli utenti, scarsa crescita di fan e follower, mancate occasioni di crescita della propria notorietà.

Fino a poco tempo fa, Buffer faceva una selezione dei contenuti da condividere con un click… soluzione fantastica per automatizzare e velocizzare la Content Curation. Peccato che questa funzione non sia più disponibile.


spidwitRecentemente ho scovato questo tool italiano, SpidWit, che permette di gestire i propri Social Network, programmando i post e facendo anche Content Curation con un click. E’ una startup innovativa di Catania che ha anche ottenuto diversi premi (menzioni e premi da Startup Initiative, Wcap Accelerator e Wind Business Factor, giusto per menzionarne alcuni).

Tra le varie funzionalità ne ha una che vi fornisce tonnellate di contenuti da condividere al volo.

Di base, il tool fornisce ogni giorno contenuti verticali, notizie, immagini a tema e citazioni. Per ogni “hub”, ossia le aree di lavoro che è possibile creare su uno specifico tema verticale, Spidwit diventa una repository di contenuti freschi che è possibile condividere, modificare (tramite un editor online è possibile ritoccare immagini aggiungendo effetti, cornici, testo e così via) e anche conservare per un uso successivo, magari per una newsletter.


Incuriosito dal tool, ho rivolto alcune domande ad Antonio Parlato di Spidwit, per capire meglio l’idea e le possibili evoluzioni di questo interessante progetto Social italiano.

La via italiana al Social Sharing

Qualche domanda ad Antonio Parlato di Spidwit

Innanzitutto, da dove nasce il progetto Spidwit? Come pensate di poter migliorare i tool Social esistenti?

Il progetto Spidwit nasce da un sodalizio lavorativo tra due ex colleghi di Nokia (di quando Nokia era, ahimè, una Fortune Company) e da un’idea molto semplice:

quella di mettere ordine nella gran confusione di contenuti su internet.

Dino, co-founder di Spidwit insieme a me, ebbe come mentor di tesi Amit Singhal della Cornell University (poi vice president di Google), e quindi abbiamo in pancia degli algoritmi semantici già ben rodati!
Partendo per un breve periodo dalla curation per i consumer, laddove si erano già posizionati player importanti come Flipboard e Pulse, siamo passati a uno strumento completo per i social media manager, con un grosso focus sui contenuti.

Ci differenziamo da altri strumenti perché riusciamo a chiudere l’intera catena che porta alla produzione e pubblicazione di contenuti per i social, fornendo giornalmente contenuti mirati su svariati settori verticali. Lo strumento consente dunque di cercare i migliori contenuti e di crearne di nuovi (con vari strumenti come, ad esempio, un editor online di immagini) e di schedularli opportunamente sui vari social, realizzando così una strategia da calendario editoriale.

Nei vostri obiettivi, come evolverà la piattaforma? Quali sono i prossimi passi?

Nella nostra idea di evoluzione vediamo un rafforzamento sia nella parte di contenuti che nel motore di pubblicazione. Stiamo ad esempio per rilasciare due funzionalità molto utili:

  1. la prima che suggerisce contenuti e immagini legati a particolari eventi del giorno, come Halloween, l’Earth Day, l’inizio della primavera ma anche il World Kiss day e tanti altri, per dare la possibilità al Social Media Manager di pubblicare contenuti curiosi laddove viene meno l’ispirazione [a tal proposito guarda il Calendario del Social Media Strategist che abbiamo pubblicato qualche tempo fa].
  2. Un’altra funzionalità sarà quella di aggiungere i propri RSS personalizzati per condividere notizie prese da testate specifiche che l’utente desidera agganciare.
    Abbiamo in roadmap un’espansione dei social network supportati (Instagram e Pinterest tra i primi) e un miglioramento nelle analitiche, condendole anche con un po’ di intelligence sulla competizione. Avremo cura di mantenere la piattaforma semplice e immediata, anche in funzionalità che potrebbero risultare più complesse proprio per rendere Spidwit accessibile non solo a chi ha competenza nel mestiere.
    Un’altra evoluzione che ci sta molto a cuore, che vediamo più sul lungo periodo, è data dalla possibilità di introdurre dei contenuti esclusivi per i nostri clienti.

Come state promuovendo Spidwit?

Ci stiamo muovendo con tutti i mezzi che può dare il marketing digitale: dal content marketing alle digital PR, dalla pubblicità su Facebook alle classiche DEM. Abbiamo un po’ di esperienza accumulata negli anni e ottimi risultati da questi canali.

Siamo presenti anche sull’offline: di recente abbiamo avuto un buon riscontro da SMAU, dove eravamo presenti sia come finalisti alla competizione di Intesa San Paolo, sia come espositori.
E ovviamente utilizziamo Spidwit :)

Avete vinto numerosi premi, anche rilevanti nell’ambito start-up italiano. Quali consigli avete ricevuto più spesso?

Che nell’ambito digital bisogna muoversi con molta velocità, secondo i dettami della “lean start-up”. Tre consigli principali:

andate subito sul mercato ( con il cosiddetto “minimum viable product”);

testate continuamente passando per piccole modifiche al prodotto o anche più importanti, i cosiddetti “pivot”;

– nel frattempo lavorate su metriche misurabili, che saranno d’aiuto quando si è alla ricerca di investimenti per scalare più velocemente.

A proposito di consigli: a chi volesse aprire una startup – magari in ambito digital ma non solo – quali consigli dareste?

Il primo punto è validare il concetto.

Ci sono tantissime competizioni che consentono di mettersi in contatto con mentor molto validi che possono aiutare a muovere i primi passi e capire se si sta andando nella direzione giusta. Mi riferisco a Working Capital, Wind Business Factor, Startup Lab di Unicredit, ma anche agli Startup Weekend se si è davvero ancora alla fase di semplice idea.
E poi ribalto quello che ci ha insegnato l’esperienza di questi anni: andare “lean”, essere pronti ai cambiamenti e testare prima possibile il prodotto sul mercato.
Ultimo ma non ultimo in ordine di importanza: il team. Da un team ben strutturato, coeso e con competenze diversificate si possono ottenere ottimi risultati.

Lo scenario Social Media è in costante e repentina evoluzione. Secondo voi, come saranno i Social Media del futuro?

Da un lato l’obiettivo dichiarato dei Social, è quello di tenere gli utenti per il maggior tempo possibile sulle loro piattaforme. Enormi scatole, dunque, che proveranno a fagocitare tutto quello che dà il web: informazioni, contenuti (e la loro ricerca), arricchiti da una sempre maggiore possibilità d’interazione. L’intento di spostare una buona fetta dell’ecosistema web dentro i social stessi, ce lo sta insegnando in questi giorni Facebook: basti pensare al canto di sirene con cui l’azienda del buon Zuckerberg sta adoperandosi per portare dentro i publisher. Con la scusa del caricamento più rapido sta risucchiando e facendo perdere potere all’asset principale delle testate online: il proprio sito web.

Un “colpo di stato” come quello che Facebook fece con Myspace sembra molto più difficile, più che altro perché MySpace non era profondamente radicato come Facebook è nella società di oggi.

E mentre alcuni social importanti come Twitter cominciano ad annaspare, nell’incapacità di rinnovarsi e di accogliere le novità di un mondo iperconnesso, ci sono nuove realtà che riescono a intercettare bisogni che fanno leva su un mondo sempre più “mobile” e rapido: un esempio è Snapchat che con i suoi contenuti mordi e fuggi sta crescendo vertiginosamente con un pubblico di millennial, di recente cominciando a strizzare l’occhio anche a un pubblico più maturo.

Intercettare queste tendenze sarà lo scopo principale di chi vuole affrontare l’arena Social senza rimanere imbrigliato tra le maglie dei big.
Nella complessità globale ci sarà a mio avviso un ottimo spazio per quegli strumenti business, come Spidwit, che renderanno più facile la gestione dei contenuti e la loro pubblicazione ;)

Grazie Antonio e a tutto il team di SpidWit!


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