Il successo online è questione di numeri. Ma quanti utenti fake ci sono?

Fake it till you make it

Si, esiste questo detto ed è anche molto “ispiratore”, vero: ma lo è se è funzionale a degli obiettivi che una persona insegue con caparbietà. E forse è anche un concetto centrale quando si fanno relazioni pubbliche.

Il mondo online non fa difetto, con tantissimi canali Social insospettabili gonfiati da utenti fake, per far credere di avere un’autorevolezza. Il motivo? Facile: il celolunghismo digitale che porta, da un lato, a gonfiare il più possibile i propri “numeri” e, dal lato degli utenti (e spesso di chi fa digital pr), di osservare immediatamente quanti fan, quanti follower, quanti like come unico elemento di giudizio veloce e visibile per individuare i meritevoli di ingaggio [LEGGI i 4 passi per avere successo online, oggigiorno]

Dai, è evidente: è tanto più facile e oggettivo misurare la quantità rispetto alla qualità.

Celebrities—and more minor personalities, like bloggers trying to get endorsement deals—have increasingly found their value measured in Facebook fans and Twitter followers, the payments they receive proportionate to their social media clout

– Doug Bock Clark –

In effetti, il ragionamento non fa una piega. Vi domando: voi volete entrare in un ristorante totalmente vuoto, deserto? O vi fanno un miglior effetto i ristoranti con tante persone?

Quanti utenti fake esistono sui Social Network?

I “confini del social fake” sono impressionanti e riconfermati da diverse analisi.

FACEBOOK ha recentemente annunciato che circa l’11% dei suoi 1,23 miliardi di utenti attivi su base mensile sono finti. Le stime parlano di un range di 120 – 170 milioni di utenti farlocchi. [LEGGI perché le aziende dovrebbero investire su Facebook, nonostante tutto]

Su TWITTER il problema è talmente sentito, anche lato utente, che sono spuntati come funghi diversi tool gratuiti per scovare i follower finti che potreste avere anche inconsapevolmente.

Da analisi condotte da CNet e SocialMediaExaminer, parrebbe che la cifra dei follower fake si aggiri dal 5% all’8,5%, a cui vanno aggiunti tutti gli utenti inattivi. Di circa 300 milioni di iscritti, quindi, la cifra assoluta di utenti falsi si aggira tra i 15 e i 20 milioni. (https://about.twitter.com/it/company).

INSTAGRAM, invece, a fine 2014 è passata all’azione con “una purga” di grandi proporzioni che ha portato alla cancellazione di milioni di account. La purga, meglio nota come #instapurge, è stata prontamente documentata e visualizzata da @zachallia qui http://64px.com/instagram/. Inserendo la visualizzazione in percentuale, è curioso vedere quanto drogati fossero certi account. Solamente lo stesso canale ufficiale di Instagram ha perso quasi 19 milioni di follower (il 29%).

In generale, si ipotizza un 10% di accounti finti, in generale (fonti a fine articolo). [Cosa imparare da 7 top brand su Instagram?]

Anche PINTEREST affrontò una sua personalissima purga nel 2012, individuando ben un 20% di profili fake nei top user. (http://techcrunch.com/2012/12/11/roughly-20-percent-of-pinterests-top-10-users-followers-were-spammers-and-fake-accounts/).

Su LINKEDIN non ci sono dati certi ma si ipotizzano percentuali analoghe a quelle di Facebook, portando quindi il conto degli utenti finti tra i 16 e i 30 milioni (leggi un approfondimento per scoprire gli utenti finti nel “paradiso dei profili fake”)

E GOOGLE PLUS? Pare abbia oltre 2 miliardi di utenti iscritti, di cui solo lo 0,3% attivo (con tali percentuali, è inutile anche provare a distinguere utenti reali da utenti finti).

Il problema è comune, insomma, e coinvolge sia i Social Media in quanto grandi aziende che perseguono un profitto, sia i singoli utenti che li popolano. Infatti:

> Lato Utente

Chi cerca visibilità online, per business o per gloria, alla fine ha bisogno di fare numeri. Punto. E dato che per i numeri bisogna passare, i modi “facili” per raggiungerli sono:

  1. Spendere soldi in pubblicità sui Social Network, che sanno benissimo a cosa puntano i brand e i profili vari che si iscrivono.
  2. Sfruttare i servizi “carbonari” underground che garantiscono gettiti di fan e follower finti, per drogare l’account in pochi minuti.

D’altro canto, le stesse agenzie di Digital PR spesso sono costrette a basarsi sull’unico dato visibile esternamente, ossia quanto il blogger, il sito, il portale sia “pesante” lato Social Media (la valutazione della qualità dei contenuti è cosa molto soggettiva e richiede tempo). Con conseguente imponente e selvaggia crescita del Native Advertising.

> Lato Social Network

Le dichiarazioni ufficiali dei dirigenti dei vari Social dopo le purghe suonano sempre uguali, più o meno così:

“Vogliamo che possiate contare solo su follower reali, come voi”

In realtà, al di là della retorica, contano solo 2 cose per i dirigenti dei Social Network:

  1. Mantenere una certa “pulizia” e controllo sugli utenti iscritti, per evitare “sputtanamenti
  2. Eliminare i “concorrenti underground” delle piattaforme di Advertising, che tolgono guadagni ai Social Network.

Tutto qui. Sul riempire di fan e glorificare pagine e celebrità c’è un business con una quantità di soldi da capogiro. It’s all about money, come sempre…

Researchers estimate that the market for fake Twitter followers was worth between $40 million and $360 million in 2013, and that the market for Facebook spam was worth $87 million to $390 million

Fonte: http://www.newrepublic.com/article/121551/bot-bubble-click-farms-have-inflated-social-media-currency

Quindi per avere più fan e follower cosa bisogna fare?

Il solito consiglio valido (trito e ritrito) è quello dei “contenuti di qualità”, coerenti con il target e gli obiettivi editoriali. Ok.

Ma a livello di investimento promozionale, ha senso acquistare fan? Ecco cosa succede acquistando fan e follower…

  1. Si abbassa l’engagement naturale, perché non sono utenti che interagiscono (http://www.socialmediaexaminer.com/fake-facebook-fans/).
  2. Si rischia di perdere di credibilità, anche se machiavellicamente parlando si potrebbero fare diverse considerazioni.

Senza essere puristi, però, serve un po’ di spietatezza anche verso l’advertising ufficiale sui Social Media e rimarcare una volta di più i numerosi dubbi sulla qualità e sul valore nel tempo degli utenti guadagnati tramite campagne pubblicitarie di advertising “lecite” sui vari Social Media, oltre al fatto che esistono servizi di acquisto fan che di carbonaro hanno molto poco, proponendo servizi premium e targetizzazione sofisticati.

Alcune click farm, infatti, non sono create propriamente da “scappati di casa”. Fastfollowerz.com, ad esempio, con alcune soluzioni garantisce:

  • follower attivi al 100%,
  • con una protezione fino a 5 anni dal defollow,
  • garanzia di approvazione dello StatusPeople detection,
  • geotargetizzazione per nazione o città,
  • targettizzazione per parole chiave o informazioni contenute nel profilo,
  • sottoscrizione di nuovi fan mensile ed erogazione giornaliera (così da evitare le sospette “botte” di fan in un ristretto lasso temporale)

DOMANDA: Facebook Ads garantisce un servizio così evidentemente superiore? A voi la risposta…

Fonti principali:

http://www.dailyinfographic.com/how-many-of-the-internets-users-are-fake
http://www.huffingtonpost.com/james-parsons/facebooks-war-continues-against-fake-profiles-and-bots_b_6914282.html
http://socialdraft.com/how-to-identify-fake-likes-and-followers/
http://www.newrepublic.com/article/121551/bot-bubble-click-farms-have-inflated-social-media-currency
http://www.socialmediaexaminer.com/fake-facebook-fans/


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