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Google Ads per E-commerce: le basi di un negozio online che vende con le Ads

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Facendo un’analisi dei progetti e-commerce che abbiamo visto realmente funzionare sfruttando la forza di Google Ads, saltano all’occhio dei tratti comuni tra i “progetti vincenti” e i “progetti perdenti”, a parità di condizioni quali corretta strategia ed esecuzione delle campagne, budget di spesa adeguato, tracciamenti corretti e precisi dei risultati tramite Google Analytics.

Vediamo innanzitutto le caratteristiche dei progetti vincenti su Google Ads, rispetto ai perdenti, così da identificare una sorta di checklist per gli e-commerce che vogliano veramente vendere online con regolarità e ritorni sull’investimento.

Le caratteristiche che possono far funzionare o non funzionare Google Ads per il tuo sito e-commerce

Purtroppo le variabili in gioco sono veramente numerose: non basta aprire uno shop virtuale e mettere in piedi due pubblicità per vendere. Bisogna lavorare a più livelli… Vediamoli.

Alto assortimento di prodotti e servizi 🛍

I siti e-commerce mono-prodotto o con poche referenze sui propri scaffali virtuali solitamente faticano e non poco, soprattutto in campagne Google Shopping (ne abbiamo già parlato), dove appare la vetrina di vari prodotti con titolo, foto, prezzo.

In molti di questi casi Google non può sempre mostrare il giusto prodotto per la ricerca specifica dell’utente, faticherà quindi ad ottimizzare la campagna in base alle ricerche degli utenti, a favore dei concorrenti che invece potranno contare su una più ampia offerta.

Si deve tenere conto anche della naturale indecisione del compratore online, che si trova a dover valutare una lunga serie di variabili (prezzo, qualità, funzionalità, percezione del marchio, spedizione, sicurezza del sito, etc) senza poter vedere dal vivo il prodotto e potrebbe rimanere implicitamente deluso se all’approdare nel sito e-commerce trovasse solamente pochi prodotti.

La percentuale di uscita dal negozio virtuale con pochi è probabilmente alta, così come è alto l’abbandono di quei negozi fisici tradizionali con poca scelta sugli scaffali.

“L’abbondanza” di prodotti negli scaffali è – non a caso – anche una regola del retail classico, cioè dei negozi tradizionali. È un fattore importante del visual di un negozio.

Legato alla scarsità di prodotti disponibili c’è anche una percezione di scarsa competenza di quello specifico negozio rispetto a una specifica categoria di prodotti.

Forza del brand 💪

Aspetto quasi ovvio: i nuovi marchi faticano non poco, specie quando il mercato di riferimento è già popolato da brand più o meno famosi (sostanzialmente sempre). Hanno meno autorevolezza, dei canali Social poveri di fan e interazioni, spesso un assortimento limitato e dei prezzi non sempre competitivi.

Ciò non significa che un marchio nuovo non abbia chance, ma che certamente dovrà faticare di più per superare il muro di diffidenza.

Magari puntando a un qualche vantaggio evidente: prezzo più conveniente, quantità / qualità maggiore (ed evidente), convenienza legata alla spedizione, etc… e qui veniamo al prossimo punto: il posizionamento di marketing.

Non solo – Anche il ranking del sito su Google ha un suo impatto: se oltre agli annunci pubblicitari su Google appaiono anche risultati naturali nella pagina dei risultati di ricerca, la fiducia dell’utente verso quel sito e la probabilità che ci clicchi aumentano considerevolmente (l’effetto consiste in aumento del CTR, benefico anche per il punteggio di qualità delle campagne Google Ads).

📎 Memo: riuscire a vendere online è una questione di fiducia

Posizionamento di marketing 📈

Molti “giovani” e-commerce difettano di un posizionamento di marketing chiaro: a chi si rivolgono? Offrono un prodotto premium? Se si, sanno comunicare questo valore? O al contrario è un prodotto con prezzo competitivo? Oppure occupano una posizione intermedia?

Uno degli errori più comuni è quello di avere un posizionamento indefinito.

Una situazione tipica di una startup che apre un e-commerce è quella di affacciarsi alla vendita online con uno o due prodotti (o comunque pochi), di prezzo sensibilmente più alto della media, senza riuscire a comunicare il perché di tale differenza. Quindi con un posizionamento di marketing indefinito.

CMS e sito e-commerce 👩🏼‍💻

C’è poi la questione sito e-commerce: le variabili che riguardano come è stato sviluppato un sito sono numerosissime.

Ad esempio con quale CMS (Content Management System), il livello di usabilità del sito (UX) anche e soprattutto via mobile, l’aspetto grafico generale, la velocità del sito, la qualità delle immagini, la completezza delle informazioni, non solo rispetto ai prodotti, ma anche relativamente a come è stato fabbricato il prodotto, le sue caratteristiche, ai termini e condizioni, regole sui resi, spedizioni e tutta la comunicazione pro-cliente sul sito (assistenza prevendita e post vendita).

L’importanza delle pagine di atterraggio 🛬

Collegato con il punto precedente, non possiamo dimenticare le pagine di atterraggio: sono le pagine web dove approdano gli utenti dopo aver cliccato sulle pubblicità. Per un e-commerce sono tipicamente le pagine categoria prodotti o le singole pagine di prodotto.

La loro struttura, i contenuti che presentano, come li presentano, sono tutti elementi essenziali alla buona riuscita della campagna pubblicitaria.

Dalla già citata velocità di caricamento al layout, dall’aspetto generale alla completezza delle informazioni: tutto concorre non solo a convincere o meno i potenziali clienti, ma contribuiscono molto anche ai punteggi di qualità delle campagne, con conseguenti effetti sul costo per click (più basso è il punteggio di qualità, più è alto il cpc!)

📎 Abbiamo parlato numerose volte sul nostro blog delle landing page: ad esempio qui in merito alle landing page nella strategia di marketing; qui limitatamente ai testi per una landing page efficace. Infine nel tag landing page trovi tutti gli articoli sul tema.

Il settore merceologico 🏭

Anche il settore di riferimento è un aspetto da considerare: premesso che oggi è quasi impossibile scovare una nicchia di mercato non presidiata da nessuno, ci sono comunque dei settori più difficili di altri, dove le “barriere all’ingresso” per i nuovi imprenditori sono alquanto alte.

Qualche esempio: nella moda ci si scontra con i big del settore, che si permettono prezzi, assortimento e modalità di spedizione e reso pressoché irraggiungibili per un “piccolo”, ma anche nel mondo degli integratori alimentari, delle farmacie online, dell’arredamento o dei negozi “generalisti” la battaglia è serrata, dato che sono tutti settori presidiati da colossi con budget di marketing stratosferici.

Non esistono in realtà settori “facili”, ma ci sono mercati molto più difficili di altri.

Come realizzare campagne pubblicitarie su Google Ads realmente efficaci: gli aspetti specifici che riguardano strategia e strumenti 🤖

Una piccola considerazione finale sulla strategia pubblicitaria: ovvio che anche la strategia adv generale, così come gli strumenti pubblicitari scelti (Google Ads, Facebook Ads, LinkedIn Ads, Pinterest Ads, etc), le tipologie di campagne scelte e il modo in cui sono progettate e gestite possono fare la differenza tra un negozio online che vende e uno che non vende.

Ma senza aver curato in maniera ottimale tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato, anche la migliore strategia su Google Ads (e su piattaforme pubblicitarie affini) non potrà fare granché…

📎 Altre risorse utili:

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