Prepararsi al Mobile First Index di Google in 4 passi

C’è una scadenza ormai prossima che è finita un po’ “sotto traccia”, oscurata dall’imminente entrata in vigore del GDPR: si tratta del Google Mobile First Index, il cui “avvio ufficiale” della sua seconda fase – se così si può dire – sarebbe previsto per luglio 2018. Fino ad inizio 2015, Google valutava i siti solamente tramite la versione desktop. A partire dal 2015, invece, si parlò di “mobilegeddon“, intendendo una rivoluzione copernicana che ha portato a una diversificazione dei risultati di ricerca che gli utenti ottenevano effettuando una interrogazione su Google da mobile piuttosto che da desktop.

Nel frattempo, le visite a siti web e blog provenienti da smartphone (e in minima parte da tablet) sono cresciute a dismisura, suggerendo a Google di cominciare a valutare come indice di riferimento principale quello relativo al sito visualizzabile da smartphone/tablet.

Lo Smartphone Googlebot ottiene quindi “la fascia di capitano” quando si tratta di scansionare siti web in ottica di costruzione del ranking degli stessi:

la precedenza passa alle versioni mobile/responsive nelle analisi dei Googlebot per determinare i ranking delle pagine web su un dato argomento.

Il succo del discorso è che da luglio 2018, le pagine web prive di versioni mobile o scarsamente fruibili da mobile, potranno essere penalizzate a livello di posizionamento su Google.

Gli effetti sono evidenti: ottimizzazione di contenuti, layout, velocità di caricamento ed esperienza utente devono avvenire prima di tutto in relazione a come gli utenti interagiscono via smartphone e tablet. Ergo, chiunque dovrà cercare di lavorare sulle versioni mobile o responsive di siti e blog. Chi non avrà versioni responsive o mobile potrà comunque vedere il proprio sito nei risultati di ricerca tramite device mobili, ma sarà più probabilmente penalizzato rispetto a chi ha lavorato bene in tal senso.

Oggi provo ad individuare una serie di prime azioni alla portata di tutti per ottimizzare un po’ più efficacemente il proprio sito o blog, rendendolo più rapido, con benefici effetti per gli utenti e per i bot di scansione di Google.

Il Ranking Google passa dal Mobile/Responsive: 4 passi da affrontare

1. Velocità, prima di tutto

Hosting

Sull’hosting si può evitare di risparmiare; meglio fare economia su altri aspetti. Online puoi trovare qualche consiglio su dove orientarti, anche se è meglio affidarsi a qualche conoscente sistemista per individuare un hosting performante, sicuro, con macchine server risiedenti nel paese in cui operi con il tuo sito.

Counter Social, plugin e widget non indispensabili

Con grande fatica personale, poi, sto cominciando a rinunciare a svariati “ammennicoli” che arricchivano la home page e le pagine del blog, come ad esempio counter Social, +1 di Google e altri plugin e widget che rendevano sicuramente più attraente il sito e “comunicavano” determinati concetti, ma che rallentavano moltissimo il caricamento delle pagine web.

Meglio un sito snello e concreto: la velocità è un elemento fondamentale della User Experience ed è indirettamente un fattore di ranking sui motori di ricerca (lo affermava già Mark Cutts di Google nel 2010). Ricorda che gli utenti sono per loro stessa natura impazienti:

Diversi studi hanno evidenziato che un tempo di caricamento di una pagina web superiore ai 3 secondi reca con sé un abbandono di circa il 40% degli utenti.

Plugin di Caching

Si trovano – anche gratuitamente – diversi plugin gratuiti e a pagamento di caching che consentono di generare delle copie statiche delle pagine del tuo sito. Solitamente, all’apertura di una pagina web del tuo sito in WordPress, si creano decine di collegamenti al database MySQL per prendere i contenuti testuali, le immagini, i moduli, i widget, i plugin… questa “ricerca” impegna il server e richiede qualche secondo o decimo di secondo per comporre il risultato finale di cui l’utente potrà usufruire, ossia il file html visualizzato tramite il browser di navigazione.

Questi plugin di cache, invece, generano tutte le pagine del tuo blog e le memorizzano sotto forma di copia statica, quindi alla successiva occasione in cui un visitatore le andrà a scaricare, preleverà quella pagina statica e non ci sarà tutto quel lavoro di elaborazione, con notevole risparmio di risorse del server e maggiore velocità del sito stesso.

I plugin di cache sono una cosa buona e giusta per le pagine prive di contenuti dinamici e se hai un buon numero di visite giornaliere (sotto le 100 visite al giorno, potrebbe non valerne la pena). Puoi cercare un plugin gratuito (ce ne sono numerosissimi) o acquistarne uno. Nel nostro sito utilizziamo il plugin a pagamento Wp-Rocket, unito a una CDN con Cloudflare: al momento momentaneamente sospesi, a causa di un conflitto tra versioni che speriamo risolvano presto.

Puoi verificare la velocità del tuo sito tramite diversi strumenti gratuiti. Segnalo il PageSpeed Insight offerto da Google: developers.google.com/speed/pagespeed/insights

2. User Experience

heatmap sito desktop e mobile
In alto vanno inseriti i contenuti più importanti e le call to action o i collegamenti principali.
Nella versione desktop, il menù principale e l’area in alto a sinistra ottengono maggiori attenzioni; anche il footer guadagna più visualizzazioni rispetto al centro-fondo pagina (in questa grafica non si percepisce)

La versione responsive del tuo sito va studiata, osservata, riguardata costantemente per andare a caccia di eventuali migliorie. Nella versione desktop c’è spazio orizzontale per i contenuti, con una serie di aree con maggiori interazioni in cui inserire i contenuti o gli elementi principali; la versione responsive è verticale e “incolonna” dall’alto verso il basso i contenuti presenti nella versione desktop.

Facilità di interazione dell’utente mobile significa maggiore tempo di permanenza nel sito, maggior numero medio di pagine osservate per ogni sessione di visita.

Questo migliora le metriche del sito e consegna a Google dei dati preziosi che gli consentono di dedurre se il sito è rispondente ai bisogni degli utenti oppure no.

Puoi osservare questi dati sul tuo sito web tramite Google Analytics o sfruttando svariati strumenti: il più celebre è Hotjar, con cui puoi ricavare delle heatmap di visitatori reali sul tuo sito e capire le aree “più calde” da sfruttare.

heatmap sito versione mobile responsive
Interessante notare anche le aree più facilmente “tappabili” dagli utenti. Le parti dello schermo più vicine al bordo sono le meno raggiungibili con facilità

3. Come strutturare i contenuti testuali

Innanzitutto: scrivere tanto o scrivere poco? Difficile dare una risposta secca:

Scrivere tanto – dilungarsi con contenuti lunghi

  • PRO – approfondire molto un contenuto permette di affrontare naturalmente gli argomenti correlati e le keyword utili per orientare utenti e Googlebot. E’ più semplice riuscire a dare la giusta visibilità organica sui motori di ricerca
  • CONTRO – il “muro di parole” scoraggia anche l’utente più volenteroso via desktop, figuriamoci via mobile. L’effetto disorientamento potrebbe indurlo a cercare pagine web più concise, che arrivano rapidamente al punto.

Scrivere poco – essere concisi

  • PRO – si riesce a rispondere velocemente al bisogno informativo dell’utente. La pagina è breve, si carica in un attimo ed è immediatamente fruibile dall’utente anche da mobile, senza molti scroll.
  • CONTRO – il rischio è quello di scrivere “thin-content”, ossia contenuti troppo leggeri e privi del giusto corredo di parole chiave, sinonimi e argomenti correlati per poter scalfire qualche pagina dei risultati di ricerca.

La mia idea è quella di scrivere contenuti anche corposi, ma ben strutturati a livello di layout. La cosa fondamentale è avere sempre bene in mente quali aree sono raggiunte facilmente dagli utenti mobile. In queste aree si dovranno concentrare:

  • una sintesi rapida che in maniera molto chiara e accattivante dia l’informazione centrale per cui gli utenti mobile sono pervenuti sulla tua pagina; il resto del testo – l’approfondimento – seguirà questo incipit, per i più volenterosi e pazienti.
  • Le call to action / le form contatti o i punti di conversione in generale che ti interessa vengano raggiunti. Se il tuo obiettivo è avere un alto numero di condivisioni Social, allora meglio far apparire in queste aree anche i bottoni di condivisione.

A livello di tipologia dei contenuti da pubblicare, è bene ricordare che da device mobili Google tenderà sempre più a mostrare “SERP locali”, quindi fortemente contestualizzate rispetto alla ricerca con carattere geolocalizzato dell’utente, anche a prescindere dalla lingua impostata nel suo browser, ma basandosi sul luogo in cui la ricerca viene effettuata dall’utente.

4. Organizzare la versione mobile / responsive di un sito

Una buona checklist da osservare per le versioni mobile / responsive di un sito o blog può essere la seguente:

  • Contenuti: verificare che i contenuti della versione per dispositivi mobile siano di alta qualità, non inferiori a quelli della versione desktop
  • Dati strutturati: lo stesso schema dei dati strutturati deve essere presente sulla versione desktop e sulla versione mobile / responsive
  • Meta Tags: analoghi (non per forza uguali) su entrambe le versioni. Si può comunque differenziare i meta tags, se avete evidenza che l’utente mobile e l’utente desktop effettuino ricerche simili, ma diverse…

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